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domenica 16 dicembre 2007

UN SAGGIO SULLA GUARIGIONE


Quando arriva la malattia, viene immediato pensare di curarsi al fine di guarire. Quella che sarebbe un'anomalia, la malattia, è diventata la norma. E' un'attualità, se ne parla continuamente, e si parla delle cure, delle ricerche, dei cuori di plastica, delle protesi al titanio, dei trapianti, dei nuovi farmaci, dei vaccini, ci sono associazioni per ogni categoria di malati, business della malattia, lobbies delle case farmaceutiche, politica, governo e opposizione.

Eppure le persone continuano ad essere malate, le malattie aumentano, le cure aumentano, le complessità aumentano, le spese aumentano ma praticamente i successi sono zero, se consideriamo come evidenza di successo non la scomparsa di sintomi ma la risoluzione della loro causa.

La quantità e la qualità di risultati che si ottengono in un determinato campo dipendono dalla presenza o assenza di errori in quel campo. Più errori sono presenti, minori saranno i risultati e viceversa.

Per errori si intendono concetti sbagliati, teorie fallaci, strumenti e attrezzature non funzionali, personale incompetente, linee di condotta corrotte e tutto quanto di non desiderabile.

Possiamo dire che in un campo in cui la qualità e la quantità dei risultati è elevata, gli errori sono ridotti al minimo.

Se prendiamo in considerazione il campo dell'informatica, includendo sia il software che l'hardware, possiamo dire che c'è un continuo miglioramento molto veloce i prodotti sono tantissimi e di elevata qualità, ottenuti a prezzi relativamente bassi. Significa che i concetti fondamentali sono corretti, la tecnologia è valida, gli strumenti e le attrezzature sono validi, il personale è competente, il management sa dove vuole arrivare e sa come arrivarci. C'è un know how, basato su teorie comprovate e funzionale, applicabile per ogni particolare esigenza.

Se valutiamo la medicina sulla base dei risultati, possiamo affermare con certezza che in quel campo c'è una grande quantità di errori.

Errori in Medicina
La scienza medica afferma che le malattie sono causate da virus, germi, batteri, insomma dei microrganismi.

Dico “afferma” perché non ritengo che tutti gli addetti ai lavori “credano” che i microbi siano causa di malattia, ma affermare e diffondere questa falsa teoria permette di mantenere un sistema consolidato che coinvolge molteplici lucrose attività.

Per far questo sostiene e appoggia la “teoria dei germi” elaborata da un ciarlatano di nome Pasteur. In pratica, uccidendo i microbi presenti in un'area malata, la malattia cessa.

Questo infatti è quanto appare, ma non è tutta la verità.

E su questa teoria fallace ancora si fonda la medicina moderna. Nessuna meraviglia che non ottenga risultati.

Leggi l'intera storia: "La teoria dei Germi"

Definire la malattia
Per dare una spiegazione è necessario definire “Malattia”

Secondo la medicina ortodossa è qualsiasi alterazione dello stato fisiologico in una determinata area del corpo.

Queste alterazioni producono delle sensazioni indesiderabili che sono definite sintomi

Quando serie di sintomi appaiono in una determinata area del corpo viene a loro dato un nome di una malattia.

La cura per la malattia di solito è farmacologica, per mezzo di sostanze chimiche tossiche che sopprimono i sintomi. Nel peggiore dei casi, come per la chemioterapia per i tumori, oltre ai sintomi spesso la “cura” poi sopprime anche il paziente.

Definizione di malattia
La malattia è una etichetta che viene data a una serie di sintomi. Un sintomo è la manifestazione del processo di espulsione di tossine messo in atto dall'organismo per disintossicarsi.

Fin dalla nascita il corpo umano si impegna per eliminare ogni sostanza tossica che possa alterare il suo stato di salute ottimale. Quando questo processo di disintossicazione è in atto, l'espulsione delle tossine provoca dei sintomi. Il medico chiama questi sintomi malattia e si dà un gran da fare per sopprimerli. In pratica si impegna duramente per fermare il processo di disintossicazione, al fine di far sparire i sintomi, e chiama questo “curare la malattia”.

La maggior parte dei medici sono convinti di fare la cosa giusta, avendo subito la programmazione messa in atto nelle varie facoltà.

La malattia in se è un'astrazione, una classificazione di sintomi. Il modo corretto di far sparire un sintomo consiste nel portare a termine il processo di disintossicazione. Il processo termina quando le tossine che disturbano la salute del corpo sono state eliminate.

Il processo di disintossicazione
Il corpo non smette mai di disintossicarsi. Anche quando viene ostacolato continua a farlo fino alla morte. Manifesta i sintomi disintossicandosi, se questi vengono soppressi con dei farmaci, che altro non sono se non sostanze tossiche, cercherà di eliminarli, per poi ritornare al gradino precedente, cercando di risolvere ogni emergenza. Se gli serve energia per disintossicarsi, non esiterà a togliere quella che ti serve per svolgere altre attività, ti farà venire sonno o ti farà sentire debole per costringerti al riposo, per ricuperare l'energia che gli serve per ripararsi.

Che tu sia consapevole o meno il processo di disintossicazione è sempre in atto, e ha successo nel suo lavoro meno glielo impedisci.

La maggior parte degli stili di vita adottati oggi non consentono un facile lavoro agli organi coinvolti nei processi di disintossicazione. Le cure mediche farmacologiche aggravano la situazione.

Deduzioni errate della medicina
Sugli accumuli di tossine c'è un gran movimento di microrganismi che vivono nutrendosene in pratica scomponendoli rendendo facile la loro eliminazione. Questo processo fa apparire dei sintomi di diverso genere, infiammazione o infezione, per esempio.

La medicina ortodossa uccide con dei farmaci i microrganismi e i sintomi scompaiono, ma essendo rimaste le tossine, altri microrganismi faranno la loro comparsa e tutto ricomincia da capo.

Faccio sempre l'esempio che segue per spiegare la differenza fra la cura di una “malattia” e la mera soppressione dei sintomi.

Supponiamo che in un angolo di un cortile ci sia un mucchio di immondizia maleodorante, sul quale prosperano dei topi. Si decide di eliminare i topi, ma dopo un po' altri topi arrivano e si decide di eliminare pure quelli.

Alla fine qualcuno decide di eliminare il mucchio di spazzatura e i topi se ne vanno, non trovando più nulla di loro gradimento. Quest'ultima è la vera soluzione. Se elimini gli accumuli di tossine i germi non troveranno nulla su cui vivere e proliferare e la “malattia” cessa.

Ma la vera soluzione non solo risolve definitivamente la malattia ma pone in serie difficoltà il business della malattia.

Non essendoci più germi e virus da incolpare, i farmaci diventano inutili.

Come accumuliamo tossine
Se nel nostro corpo ci sono tossine, in un modo o nell'altro le abbiamo introdotte o sono il prodotto di sostanze e alimenti in fermentazione, sempre da noi introdotte.

Ho fatto un articolo specifico a riguardo e ripropongo un estratto:

Il corpo umano s'intossica o viene contaminato sia da sorgenti esterne (esogene) che da sorgenti interne (endogene). Le sorgenti esterne più comuni di intossicazione trovano la loro strada tramite:

inalazione (fumando, inquinamento atmosferico, materiali da otturazione dell'amalgama dentale, costruzioni fatte con materiali insalubri),
ingestione (additivi chimici nei cibi, prodotti chimici nell'acqua, droghe e farmaci),
iniezione (vaccinazioni, iniezione di farmaci vari, tatuaggi),
assorbimento (prodotti chimici dai tessuti sintetici, vernici, plastica, antiparassitari e fertilizzanti chimici spruzzati sui prati)
irradiazione (raggi X, impianti ad energia nucleare, test di bombe varie, residui delle miniere di uranio, telefoni cellulari e ponti ripetitori, monitor dei computer e apparecchi televisivi, forni a microonde, centrali elettriche e trasmissioni radiotelevisive tradizionali e via satellite).
Le sorgenti interne di intossicazione sono costituite da fermentazione, dal cibo consumato non digerito che imputridisce e irrancidisce, e da disidratazione, denutrizione, e pensieri e emozioni negative. Questa tossicità endogena può anche essere causata dagli effetti di tossine esogene che contribuiscono alla denutrizione e all'inibizione della digestione a causa dei danni che arrecano al sistema nervoso, al sistema immunitario, e al sistema enzimatico.

Ci sono 70.000 sostanze chimiche che sono utilizzate nella produzione commerciale negli USA. L'EPA (Agenzia per la Protezione Ambientale) ha classificato 65.000 di loro come potenzialmente, se non sicuramente pericolose per la salute umana. Più di 6.000 nuove sostanze chimiche vengono sottoposte a test negli USA ogni settimana! Tremila sostanze chimiche sono state identificate come additivi, volutamente aggiunte al cibo e più di 700 nell'acqua potabile. Durante la lavorazione e il confezionamento del cibo, più di altri 10.000 composti possono diventare parte integrante di molti cibi utilizzati comunemente.

Sembra che uno dei sintomi principali di intossicazione chimica sia il collasso delle funzioni immunitarie, che favorisce tutti i generi di sintomi nel corpo. Un altro sintomo principale sono i danni al sistema nervoso e il nervosismo.

(Qui trovi l'intero articolo: La Disintossicazione Naturale)

Come ripulire il corpo dalle tossine
Essendo le tossine che avvelenano il corpo e producono tutta una serie di disturbi e cattivi stati di salute, dal più leggero al più grave, viene ovvio che il passo da fare è di liberarsene.

Il “Sistema di Guarigione della Dieta Senza Muco” del prof. Arnold Ehret è il modo migliore per farlo in quanto non si tratta di una mera dieta, ma di un sistema completo che include l'apprendimento di conoscenza fondamentale, di metodo di applicazione che include l'approccio graduale, il debug quando necessario, la transizione da uno stile alimentare errato deleterio a uno sano che ripulisce il corpo, lo nutre e permette di acquisire la salute perfetta.

Oltre a questo ci sono prodotti di ultima generazione che ripuliscono il corpo a livello cellulare, da usare come coadiuvanti del sistema. Vedi questo articolo:

Nutrizione Cellulare

Ma non è finita qui
A questo punto sembrerebbe che siamo arrivati alla conclusione dell'articolo, in cui potrei dire che essendo le tossine la causa dei disturbi, abbiamo un sistema con la dieta che ripulisce, bene fai la dieta e rimettiti in buona salute.

Purtroppo non è sempre così semplice. A volte succede che si faccia la dieta con zelo, si scelgono i cibi migliori, ma i progressi sono accompagnati da regressi e abbandoni.

Ehret ha prospettato la possibilità che alcuni, dopo aver letto il libro, “faranno la dieta” per una settimana, confonderanno i sintomi della disintossicazione per qualcosa di negativo e abbandoneranno pensando che non faccia per loro.

Ci sono però delle persone che si impegnano veramente, fatto il meglio possibile per disintossicarsi, ma ancora i risultati non sono soddisfacenti. Per spiegare cosa succede è necessario esaminare l'essere umano nella sua interezza.

L'Essere Umano
L'uomo è un essere spirituale che usa una mente per dirigere un corpo per manifestare il suo pensiero nell'universo fisico.

Abbiamo quindi:

L'essere spirituale (cioè tu)
una mente (la tua mente)
un corpo (il tuo corpo)
Lo schema è molto semplificato, nella mente ho incluso volutamente gli aspetti energetici dei campi intorno al corpo fisico per non cadere in complessità inutili ai fini del soggetto di questo articolo.

Le tre parti che costituiscono l'essere umano devono essere perfettamente funzionanti perché possa essere dotato di una salute perfetta.

Una concentrazione su una o due parti a discapito di altre porta a risultati parziali o non duraturi.

Se una persona si concentra solamente sull'aspetto mentale e trascura il corpo, sebbene possa raggiungere una conoscenza profonda, non sarà in grado di renderla operativa se trascura il corpo.

La sua conoscenza sarà accademica, sa molto del mondo delle energie e dello spirito, potrà fare dei discorsi interessanti e profondi, ma non potrà manifestare poteri particolari come ci si aspetta.

Lo stesso chi si concentra solo sul corpo, vuole la salute fisica a tutti i costi, la bellezza del corpo, fare il miglior sesso e tutto quanto è correlato con il corpo. La mente in questo caso viene usata per trovare soluzioni pratiche per il miglioramento fisico e la salute del corpo.

Chi si impegna solo sugli aspetti spirituali, ma trascura il corpo, si perderà nei meandri dei mondi immateriali senza contatto con la realtà e spesso crederà di aver raggiunto elevati livelli spirituali quando invece sta inseguendo delle illusioni.

Il lavoro va fatto su tutti i piani in maniera bilanciata. Un corpo disintossicato ci darà anche una mente più agile che ci permetterà di raggiungere gli obiettivi spirituali.

Lo scopo della vita umana
Molti non si sono mai chiesti che cosa ci stanno a fare su questo pianeta. Ognuno di noi lo sa, ma molti lo hanno dimenticato. Di certo molti stanno portando avanti scopi che non hanno a che fare con il motivo per cui siamo sulla terra.

Ma solo portando avanti lo scopo per cui si è sulla terra appaga veramente. Gli altri scopi secondari possono darci soddisfazioni, ma accompagnate da una sottile insoddisfazione che ci spingere a cercare senza fine qualcosa che ci soddisfi, spesso anche cose che alla fine non portano altro che ulteriore sofferenza.

Che tu sia un affermato banchiere, un panettiere, un insegnante, o svolgi qualsiasi altra professione, arte o mestiere, gli scopi che appartengono a tali ruoli sono scopi di sussistenza, che ti permettono di vivere mentre porti avanti lo scopo ultimo della vita sulla terra.

Lo scopo per cui ognuno è sulla terra e quello di realizzare il vero sé. Per fare questo è necessaria una coordinazione fra le parti che costituiscono l'essere umano.

Occupandosi del corpo mantenendo uno stile di vita adeguato, mantenendo emozioni e pensieri positivi, eliminando quelli negativi e intendendo portare avanti lo scopo primo della vita, la realizzazione del vero sé, la completa e perfetta salute può essere raggiunta.

Diversamente solo parziali e temporanei risultati sono ottenibili.

Naturalmente tutto questo può essere accettato, messo in discussione, o rifiutato, ma questo è il modo in cui si raggiunge la salute perfetta.

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LE PROTEINE DELLA FRUTTA

LE PROTEINE DELLA FRUTTA II tema di questo paragrafo riveste una particolare importanza nella problematica delle proteine. La sua trattazione è necessariamente complessa in quanto deve attingere a molteplici informazioni provenienti da fonti non solo assai disparate ma che possono sembrare a prima vista lontane dall'argomento trattato anche se poi si rivelano utili e convergenti in un medesimo intento. Questo motiva il ricorso alla seguente esposizione "a stelloncini", che in casi consimili è risultata essere la più conveniente per l'intelligibilità del testo. Si è cercato tuttavia di dare, al succedersi degli stelloncini, nei limiti del possibile, un ordine logico conseguenziale. Quando si parla di proteine qualificandole come uno dei cosiddetti principi alimentari, occorre sempre tener presente che tutti codesti principi partecipano assieme, alla sintesi della materia cellulare: deve prevalere, cioè una visione olistica, globale, "sinfonica", in quanto tutti i nutrienti sono interdipendenti e tutti sono egualmente indispensabili. Si può essere certi che, viceversa una visione settoriale da luogo a valutazioni errate. Del resto, tale interdipendenza è comprovata dal fatto che le proteine sono mal digerite in assenza di vitamine e che il loro metabolismo dipende da quello dei glucidi e dei lipidi, almeno in parte. Questo ci fa pensare subito al nostro cibo naturale, la frutta, dove, appunto, la coesistenza ed interdipendenza dei diversi principi alimentari da luogo ad un complesso (fitocomplesso) armonioso che rappresenta, nel contempo, l'optimum anche dal punto di vista nutrizionale. Abbiamo prima affermato che l'uomo della foresta, dove aveva vissuto per milioni di anni, dovette passare nella savana. Ora, nella foresta era fruttariano, mentre nella savana, difettando la frutta, dovette divenire carnivoro; forse l'organismo umano, adattandosi alla alimentazione carnea, assunse le caratteristiche anatomiche e fisiologiche tipiche dei carnivori? NO, conservò le caratteristiche del fruttariano. Oggi, infatti, dopo milioni di anni di innaturale alimentazione carnea, le nostre unghie non si sono trasformate in artigli, il nostro intestino non si è accorciato, i nostri canini non si sono allungati trasformandosi in zanne, il nostro succo gastrico non ha aumentato la sua originale e debole acidità tipica dei fruttariani, il fegato non ha esaltato la sua capacità antitossica, ne è scomparsa l'istintiva attrazione esercitata sull'uomo in età infantile dalla frutta e neppure è scomparsa la altrettanto istintiva repulsione esercitata dalla carne sul bambino appena svezzato. Tutti segni, questi, che le proteine eccessive che, assieme ad altre caratteristiche negative, sono presenti nella carne, pur provocando danni enormi, non sono riuscite a modificare la struttura fisiopsichica dell'uomo: ciò dimostra che l'alimentazione carnea è così estranea agli interessi nutrizionali e biologici dell'uomo che questi non riesce ad adattarvisi, pur subendo le pesanti conseguenze di un innaturale carnivorismo per lunghissimo tempo. I 22 aminoacidi (21 secondo alcuni, 23 secondo altri) esistenti negli alimenti si dividono, secondo la nutrizionistica ufficiale, in due categorie: quella dei 14 aminoacidi che possono essere prodotti (sintetizzati) dall'organismo umano e quella degli aminoacidi chiamati "essenziali" (8 o 10) che invece si ritiene non possano essere sintetizzati dall'organismo umano e pertanto dovrebbero essere assunti con gli alimenti. Lo scrivente si è più volte dichiarato contrario a tale teoria, dimostrando che gli "aminoacidi essenziali" sono un autentico "mito". Tuttavia, ammettendone pure la reale esistenza come la medicina ufficiale pretende, è legittimo formulare questa domanda, di fondamentale importanza: da dove trassero, i nostri progenitori arboricoli, gli aminoacidi oggi chiamati essenziali, ritenuti indispensabili alla vita, durante i milioni di anni in cui furono abitatori della foresta e sicuramente solo fruttariani? La risposta ad una simile domanda, non può essere che una sola, dettata dalla logica elementare e dal buon senso: evidentemente solo dalla frutta, anche se, secondo il parere di alcuni paleoantropologi, venivano probabilmente aggiunte alla frutta altre parti succulente di vegetali. E Poichè noi oggi continuiamo a possedere quelle stesse caratteristiche anatomiche, fisiologiche ed istintuali di quei nostri progenitori, dobbiamo dedurre che le proteine della frutta sono qualitativamente e quantitativamente sufficienti a garantire in modo ottimale la vita dell'uomo anche oggi. Partendo da queste e da altre considerazioni il prof. Alan Walker, antropologo della John Hopkins University, è giunto alla conclusione che la frutta non è soltanto il nostro cibo più importante, ma è l'unico al quale la specie umana è biologicamente adatta. Per comprovare tale affermazione, Walker ha studiato lungamente le stilature ed i segni lasciati, nei reperti fossili, sui denti, dato che ogni tipo di cibo lascia sui denti segni particolari; scoprì, così, che "ogni dente esaminato, appartenente agli ominidi che vissero nell'arco di tempo che va da 12 milioni di anni fa, sino alla comparsa dell'Homo erectus, presenta le striature tipiche dei mangiatori di frutta, senza eccezione alcuna". Istintivamente, quindi, i nostri progenitori mangiavano quello che la natura offriva loro, cioè la frutta matura, colorita, profumata, carnosa, dolce. Ed è facile immaginare che i nostri progenitori mangiassero la frutta spensieratamente, nulla sapendo (beati loro!) sulla quantità e sulla qualità di proteine contenute nella frutta, guidati unicamente dall'istinto... e se la passavano bene. E' chiaro che la frutta è il miglior cibo, del tutto naturale, per l'uomo e per l'intera sua vita, a cominciare dal momento in cui è in grado di masticare. Il fruttarismo dell'uomo è innato, perchè sbocciato dall'istinto, che ripetiamolo - è l'espressione genuina, perfetta, indiscutibile dei bisogni fisiologici nutrizionali delle nostre cellule; esso si manifesta anche prima della fine della lattazione, reso evidente dalla appetibilità e anche dalla avidità con le quali il bambino ancora lattante assume succhi di frutta fresca, che possono sostituire in certi casi anche il latte materno (succo d'uva, per esempio, come suggeriva Giuseppe Tallarico, medico illuminato, nella sua opera maggiore "La vita degli alimenti"). Abbiamo prima, accennato alla masticazione. Per masticare occorrono i denti ed i denti cominciano a nascere verso la fine della lattazione, cioè del peripdo in cui l'accrescimento del cucciolo umano è affidato alla suzione della secrezione lattea delle ghiandole mammarie della madre. Domanda: perchè al termine della lattazione (e anche prima) l'istinto ci orienta decisamente verso la frutta? La risposta è semplice: esiste una strettissima correlazione tra il latte, che è il primo nostro cibo, necessariamente liquido, e la frutta, cibo che succederà al latte e che ci accompagnerà, nutrendoci, per il resto della nostra vita. Esiste, quindi, iscritta biologicamente nell'atto di nascita della nostra struttura anatomica e della nostra fisiologia, una "continuità nutrizionale tra il latte materno e la frutta", per cui possiamo a giusto titolo considerare questi due alimenti i prototipi alimentari ancestrali dell'uomo. Per dimostrare quanto conclusivamente è stato detto nel precedente 'stelloncino' sulla continuità nutrizionale tra il latte materno e la frutta, bisogna tenere presente quello che ripetutamente abbiamo già affermato e cioè: 1. All'uomo non si addicono cibi ad alto contenuto proteico, che risulterebbero dannosi alla sua salute; 2. l'uomo ha un fabbisogno singolarmente modesto di proteine, come è facilmente dimostrabile esaminando il latte materno. Partiamo dall'argomento "latte materno", che funzionerà da battistrada nella dimostrazione della sua continuità nutrizionale con la frutta. E' noto che entro il sesto mese di vita extrauterina l'uomo giunge a raddoppiare il proprio peso e a triplicarlo entro il 12°, alimentandosi unicamente con il latte materno. Tutti i testi di chimica bromatologica e di fisiologia umana ci informano che il latte materno contiene 1'1,2% di proteine. Ebbene, non è proprio così, in quanto, sino a 5 giorni dopo la nascita del figlio, il latte umano contiene il 2% di proteine e questa percentuale, a partire dal 6° giorno, comincia a calare progressivamente e lentamente sino a raggiungere, dopo 3-4 settimane, 1'1,3% e, dopo 7-8 settimane, 1' 1,2%, percentuale che verrà poi mantenuta più o meno costante sino alla fine dell'allattamento. Si constata, in sostanza, un evidente e regolare decremento del contenuto proteico del nostro unico "primo alimento" a misura che il neonato si avvia, con la comparsa progressiva dei denti, ad acquisire capacità masticatorie. Raggiunta tale capacità, ha termine quel periodo, dalla nascita allo svezzamento, che costituisce indubbiamente la fase anabolica più impegnativa, più intensa e più difficile dell'intera vita umana e che superiamo, come si è visto, con un cibo (il latte materno) contenente le modeste percentuali di proteine prima indicate. Poichè la velocità di accrescimento è massima nei primissimi giorni di vita e poi via via decresce, è logico anche che la percentuale delle proteine contenute nel latte, e che costituiscono il necessario materiale di costruzione, debba seguire lo stesso andamento. L'accrescimento ponderale dell'individuo continua, come si sa, anche dopo la comparsa dei denti, per terminare tra i 21 e 24 anni, ma con una velocità estremamente ridotta rispetto a quella del lattante. E' pertanto del tutto ovvio che l'alimento che subentrerà al latte materno dovrà avere una percentuale di proteine corrispondente ai reali bisogni di proteine dell'individuo non più lattante, in linea con la decrescenza, prima comprovata, di tali bisogni proteici. Riassumendo, "il fabbisogno proteico dell'uomo è massimo nel lattante, medio nell'adolescente, minimo nell'adulto": questo ci dice il grande igienistaAttilio Romano nel suo aureo lavoro "Pregiudizi ed errori in tema di alimentazione "; su questo insiste anche il prof. Alessandro Clerici nel suo Lavoro "Come si deve mangiare". Occorre osservare: Senza alcun dubbio spetta al medico tedesco Lahmann il merito di avere, da pioniere illuminato, gettato, nel campo della dietetica umana, le basi scientifiche del fruttarismo, avendo scoperto e dimostrato che esso costituisce la innata prosecuzione naturale dell'alimentazione lattea. Ancora prima del Lahmann, un altro "grande", Max Rubner, docente di cllnica medica all'Università di Berlino, aveva richiamato l'attenzione degli studiosi suoi contemporanei (e il Lahmann colse l'importanza di tale appello) sul fatto che "la scarsezza di proteine nel latte materno è un segno distintivo della specie umana che sconfessava i paladini dei regimi ricchi di proteine". Questa è la regola che vige in natura: destinare ai diversi esseri viventi cibi che contengano i principi alimentari indispensabili, ma solo nella quantità necessaria, che deve essere considerata l'optimum per l'individuo. Tanto è vero che non possiamo nutrire un neonato umano, il cui latte contiene 1' 1,2% di proteine, con il latte per es. di mucca, che contiene il 3,5% di proteine senza determinati accorgimenti come la elementare diluizione, nel tentativo di evitare enteriti e altri malanni, anche gravi. Il corpo umano, quindi, osserva proprio questa regola, cioè la cosiddetta "legge del minimo", che a nostro parere potrebbe anche (e forse "meglio") chiamarsi "legge dell'optimum" in quanto, se l'individuo ingerisce cibi contenenti dei nutrienti in quantità eccedenti il proprio fabbisogno, tale eccesso diviene per l'organismo una vera e propria scoria tossica ed il corpo cerca in tutte le maniere di sbarazzarsene, cosa che avviene in speciale modo per le proteine, come in precedenza s'è già detto. Poichè la velocità di accrescimento dell'individuo non più lattante è decisamente inferiore a quella che aveva durante l'allattamento, è naturale ed ovvio che il contenuto proteico del primo cibo solido che l'uomo assume dopo lo svezzamento debba essere inferiore a quello del latte materno e da considerarsi l'optimum secondo la "legge del minimo". Ciò, in armonia con il reale diminuito bisogno di proteine. Ebbene, tale cibo non può essere che la frutta, che ha, appunto, in media, un contenuto proteico adeguato ai bisogni nutrizionali normali della fase successiva allo svezzamento: cioè, mediamente inferiore a quella riscontrata nel latte materno che nel periodo terminale dell'allattamento si aggira attorno all'l,2%, come si disse. A questo riguardo è interessante l'opinione del dottor Lovewisdom, uno dei più profondi studiosi dell'alimentazione naturale dell'uomo. Egli ci dice nel suo libro "L'adulto umano non ha bisogno di alimenti che contengono più dell'l % di proteine" "L'homme, le singe et le Paradis". Del resto, una volta completato l'accrescimento, il nostro fabbisogno di proteine serve solo alla sostituzione delle cellule perdute per usura, cioè al semplice mantenimento dell'equilibrio metabolico e a tale scopo la frutta acquosa è più che sufficiente. .