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domenica 16 dicembre 2007

DIETA OGGI


Dimostrato Scientificamente!





Spesso quando pubblico un articolo riguardo al "Il Sistema di Guarigione della Dieta Senza Muco", inserisco un post in un forum, descrivo fatti reali, alcune persone si accendono e iniziano a inveire contro quanto scrivo e il "je t'accuse" più frequente è: "Non è dimostrato scientificamente... e quindi quello che dici sono sciocchezze...", o peggio.

Questo succede con persone che sono talmente influenzate dal "pensiero collettivo", ovvero conformate dalla programmazione dei media che non hanno più sufficiente senso critico per valutare con la propria testa la validità di una teoria o di un metodo.

Invece di verificare di persona provando con la pratica quanto viene proposto per poi osservarne i risultati, e fare un'asserzione in merito con cognizione di causa, liquidano tutto dicendo "Non è dimostrato scientificamente!".

Non è l'unico genere di situazioni in cui "Non è dimostrato scientificamente!" fa la sua comparsa.

Ci sono persone che sono ferventi sostenitori della scienza ufficialmente riconosciuta, la scienza di stato, che, privilegiata al pari della religione di stato, viene usata come riferimento dai governi per stabilire cosa deve o non deve essere applicato nei vari campi della vita e in particolare in quello della salute, in violazione del diritto costituzionale di scegliere il metodo di cura.

Molte persone sono coinvolte in interessi che possono essere messi in pericolo da evidenze riscontrate nella realtà, ma non "dimostrate scientificamente".

Le soluzioni, a parte le dovute eccezioni, che sono sempre pronto a riconoscere, della scienza ufficiale in generale, e della medicina in particolare, includendo tutti i suoi campi specialistici, dall'ortopedia alla dietetica, alla dermatologia o alla recentemente inventata "influenzologia" e altri, non hanno come missione l'eliminazione delle cause dei mali che affliggono l'umanità, ma il facilitare la convivenza con essi!

In pratica se sei zoppo, la maggior parte degli sforzi della scienza non è rivolta a far sì che tu possa riacquistare il perfetto uso dell'arto che non funziona come dovrebbe, ma nel cercare di creare la miglior stampella, con la manopola più ergonomica, con gli ammortizzatori migliori, per farti sentire il meno possibile il contraccolpo quando l'appoggi a terra e cose del genere.

Oggi sempre più persone portano gli occhiali, le "stampelle" per gli occhi. Gli occhiali costituiscono un grosso business, e in un mondo in cui il denaro è il fine che viene prima dei benefici per l'essere umano, è controproducente migliorare la vista. Quindi la scienza si indirizza al miglioramento di occhiali, lenti a contatto, si inventano teorie sul danno che i raggi del sole procurano alla vista con l'intento di far mettere gli occhiali "protettivi" a tutta la popolazione mondiale. Infatti il marketing potente dell'industria degli occhiali è riuscita a farne uno status symbol. Chissà se un domani qualcuno riuscirà a fare delle stampelle uno status symbol, vedremo in giro gente zoppicante felice di ostentare la sua stampella griffata.

L'occhio funziona come un cannocchiale, diversamente da un globo di vetro si allunga o si accorcia per mettere a fuoco l'oggetto che vuoi guardare.

La maggior parte dei difetti della vista dipende dal fatto che l'occhio rimane "bloccato" in una posizione in cui il globo oculare è oblungato o compresso a causa delle diverse tensioni che l'essere stressato mantiene nei muscoli che regolano il movimento degli occhi. Vedrà bene gli oggetti vicini e non quelli lontani e viceversa, a seconda del fatto che l'oggetto si trovi o meno nel punto in cui cade il fuoco in cui l'occhio è bloccato.

E' come usare un cannocchiale arrugginito che non puoi più regolare, puoi vedere bene solo quegli oggetti che sono dentro il fuoco in cui è bloccato.

Ora se uno si mette gli occhiali per aggiustare il fuoco, la posizione fissa in cui l'occhio è bloccato viene rafforzata, poi la situazione peggiora e occorre cambiare le lenti, sempre più "forti".

Personaggi come William Horatio Bates, l'autore del libro "Vista perfetta senza occhiali" e chi promuove il suo metodo di cura, possono essere invisi, perché metterebbero in pericolo il business degli occhiali e gli optometristi e ottici non avrebbero negozi asettici a sei vetrine se le sue "strampalate teorie" diventassero di pubblico dominio. "Le teorie di Bates non sono dimostrate scientificamente!". Ma molte persone hanno buttato via gli occhiali applicando i suoi metodi e hanno migliorato la vista. Quindi la replica che mi sorge dal cuore è : "Chi se ne frega se non è dimostrato scientificamente!" A me interessano i risultati, non dare ragione alla scienza e a chi la usa come paravento per la sua incapacità di estrapolare dati dall'osservazione diretta o perché sostenendo le "teorie scientificamente dimostrate" può giustificare il suo stile di vita errato.

Una cattiva alimentazione, come quella onnivora, continuamente promossa dai dietologi, perenni sostenitori del luogo comune: "L'uomo è onnivoro quindi bisogna mangiare un po' tutto" inevitabilmente produrrà tutta una serie di sintomi a cui poi il medico darà un nome a seconda di dove compaiono. Fra questi ci sono gli inestetismi della pelle e la sua ridotta capacità di affrontare gli agenti atmosferici e di adeguarsi all'intensità dei raggi solari.

Compaiono quindi sintomi di diverso genere, "allergie" eczemi, ecc, che alimentano l'industria delle pomate e delle creme, l'industria farmaceutica e dei cosmetici che offrono cure e protezione per difendersi dal sole, perché il cancro della pelle è sempre in agguato, dai suoi raggi UVA, per non parlare degli occhiali da sole, ma sai già dove trovare tutte queste "informazioni" sui siti rigorosamente scientifici.

Un'alimentazione scorretta, un animo pieno di risentimento, mancanza di amore per i propri simili, rinnegare la propria natura spirituale, causano tutte le serie di sintomi che la scienza chiama malattie.

Ne consegue che la Cura consiste in un'alimentazione corretta per l'essere umano, impegnarsi a contenere e infine eliminare le proprie emozioni negative, introdurre nel proprio stile di vita i principi e i valori etici e indirizzarsi verso lo studio degli aspetti spirituali dell'essere (in maniera efficace e non fuorviante in stile New Age, la globalizzazione della spiritualità assorbita dal sistema di controllo mondiale).

La scienza non ti suggerirà mai un tale indirizzo, perché è ormai da secoli asservita al potere economico. Ti suggerirà invece l'uso di farmaci e pomate e quant'altro reprimerà i sintomi di cui ti lamenti. Se i "malati" improvvisamente guarissero, immagina la catastrofe che avverrebbe nel mondo economico e che crollo avrebbero le borse di tutto il mondo.

L'erboristeria è diventata anch'essa un grande business, ci sono grandi linee di distribuzione che forniscono agli erboristi tutta una serie di prodotti confezionati per ogni serie di sintomi e in molti negozi non ci sono più i vasi di vetro con le erbe in polvere. In pratica offrono le stesse soluzioni allopatiche della medicina, mantenendo lo stesso punto di vista della soppressione dei sintomi con prodotti naturali o quasi, con nessuno o pochi effetti collaterali. Ma a parte questo, il sistema di affrontare i problemi della salute, che non può risolvere alla radice in ogni caso, è identico.

Un erborista degno di tale nome è una persona che conosce i segreti delle erbe che ti da i giusti consigli sulla corretta alimentazione e su stili di vita che ti permetteranno di rimetterti in salute, e intanto ti aiuta con le erbe a rimediare ai danni causati dagli errori passati. Se non è così non è diverso dal farmacista che se ne sta dietro al banco a distribuire medicinali, con la sola differenza che non ti vende prodotti che avvelenano.

I ricercatori dipendono dalle case farmaceutiche, dalle compagnie petrolifere, dall'industria automobilistica, dall'industria del tabacco, dall'industria alimentare per avere i fondi per le ricerche.

La quasi totalità delle ricerche sono commissionate da tali compagnie, e se vuoi essere pagato alla conclusione della ricerca, sarà meglio che i risultati siano quelli che il committente si aspetta.

Nel caso di un farmaco sarà meglio che la ricerca dimostri che funziona (che sopprime il sintomo che dovrà "curare" e che gli "effetti collaterali" risultino essere di entità che potrà essere definita trascurabile).

Gli effetti collaterali in realtà sono gli effetti principali del farmaco, sono il risultato dell'avvelenamento che il farmaco procura. Incidentalmente, quando il corpo è fortemente avvelenato, non sarà in grado di manifestare il sintomo che si vuole "curare".

Ma la ricerca dimostrerà scientificamente che quel farmaco funziona.

Quindi questo sito è ascientifico e tutto quanto trovi pubblicato in esso non è "dimostrato scientificamente" se non per pura casualità.

Molte persone hanno tratto e tuttora traggono benefici applicando quando viene trattato in questo sito, ma non è dimostrato scientificamente.

Per contro la chemioterapia è "dimostrata scientificamente" direi omologata scientificamente come metodo di cura ufficialmente riconosciuto, ma avrai visto gli scheletri che camminano, quando ancora ce la fanno, ricoperti dalla sola pelle, prodotto di tale "terapia".

La medicina dice che di cancro non si guarisce, ma c'è la terapia del dolore, che droga il "malato terminale" fino all'ultimo respiro per garantirgli che la sua morte sarà dolce, priva di dolore. Se si danno finanziamenti cospicui alla ricerca, un giorno si troverà la cura, intanto combattiamo le eresie scientifiche che guariscono senza farmaci.

Se cerchi informazioni in questo sito che siano "dimostrate scientificamente", mi spiace, sei capitato nel posto sbagliato, nel momento sbagliato, non potevi sbagliare di più.

Qui sappiamo che l'uomo non è onnivoro, che l'alimentazione è molto importante, che i farmaci non curano alcun che, che non abbiamo bisogno di deodoranti, né di creme, cremine e cremette, che gli psicofarmaci seppelliscono un essere quando il suo corpo è ancora vivo, che le vaccinazioni creano le epidemie che pretendono di debellare, che l'ADHD è una malattia inventata, ecc. e che è possibile rimanere in perfetta salute, senza che tutto questo debba essere dimostrato scientificamente.

Quando dici che in questo sito non c'è nulla di scientifico, hai perfettamente ragione. Fallo sapere a più gente che puoi, invitali a visitare il sito, te ne saranno grati.

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LE PROTEINE DELLA FRUTTA

LE PROTEINE DELLA FRUTTA II tema di questo paragrafo riveste una particolare importanza nella problematica delle proteine. La sua trattazione è necessariamente complessa in quanto deve attingere a molteplici informazioni provenienti da fonti non solo assai disparate ma che possono sembrare a prima vista lontane dall'argomento trattato anche se poi si rivelano utili e convergenti in un medesimo intento. Questo motiva il ricorso alla seguente esposizione "a stelloncini", che in casi consimili è risultata essere la più conveniente per l'intelligibilità del testo. Si è cercato tuttavia di dare, al succedersi degli stelloncini, nei limiti del possibile, un ordine logico conseguenziale. Quando si parla di proteine qualificandole come uno dei cosiddetti principi alimentari, occorre sempre tener presente che tutti codesti principi partecipano assieme, alla sintesi della materia cellulare: deve prevalere, cioè una visione olistica, globale, "sinfonica", in quanto tutti i nutrienti sono interdipendenti e tutti sono egualmente indispensabili. Si può essere certi che, viceversa una visione settoriale da luogo a valutazioni errate. Del resto, tale interdipendenza è comprovata dal fatto che le proteine sono mal digerite in assenza di vitamine e che il loro metabolismo dipende da quello dei glucidi e dei lipidi, almeno in parte. Questo ci fa pensare subito al nostro cibo naturale, la frutta, dove, appunto, la coesistenza ed interdipendenza dei diversi principi alimentari da luogo ad un complesso (fitocomplesso) armonioso che rappresenta, nel contempo, l'optimum anche dal punto di vista nutrizionale. Abbiamo prima affermato che l'uomo della foresta, dove aveva vissuto per milioni di anni, dovette passare nella savana. Ora, nella foresta era fruttariano, mentre nella savana, difettando la frutta, dovette divenire carnivoro; forse l'organismo umano, adattandosi alla alimentazione carnea, assunse le caratteristiche anatomiche e fisiologiche tipiche dei carnivori? NO, conservò le caratteristiche del fruttariano. Oggi, infatti, dopo milioni di anni di innaturale alimentazione carnea, le nostre unghie non si sono trasformate in artigli, il nostro intestino non si è accorciato, i nostri canini non si sono allungati trasformandosi in zanne, il nostro succo gastrico non ha aumentato la sua originale e debole acidità tipica dei fruttariani, il fegato non ha esaltato la sua capacità antitossica, ne è scomparsa l'istintiva attrazione esercitata sull'uomo in età infantile dalla frutta e neppure è scomparsa la altrettanto istintiva repulsione esercitata dalla carne sul bambino appena svezzato. Tutti segni, questi, che le proteine eccessive che, assieme ad altre caratteristiche negative, sono presenti nella carne, pur provocando danni enormi, non sono riuscite a modificare la struttura fisiopsichica dell'uomo: ciò dimostra che l'alimentazione carnea è così estranea agli interessi nutrizionali e biologici dell'uomo che questi non riesce ad adattarvisi, pur subendo le pesanti conseguenze di un innaturale carnivorismo per lunghissimo tempo. I 22 aminoacidi (21 secondo alcuni, 23 secondo altri) esistenti negli alimenti si dividono, secondo la nutrizionistica ufficiale, in due categorie: quella dei 14 aminoacidi che possono essere prodotti (sintetizzati) dall'organismo umano e quella degli aminoacidi chiamati "essenziali" (8 o 10) che invece si ritiene non possano essere sintetizzati dall'organismo umano e pertanto dovrebbero essere assunti con gli alimenti. Lo scrivente si è più volte dichiarato contrario a tale teoria, dimostrando che gli "aminoacidi essenziali" sono un autentico "mito". Tuttavia, ammettendone pure la reale esistenza come la medicina ufficiale pretende, è legittimo formulare questa domanda, di fondamentale importanza: da dove trassero, i nostri progenitori arboricoli, gli aminoacidi oggi chiamati essenziali, ritenuti indispensabili alla vita, durante i milioni di anni in cui furono abitatori della foresta e sicuramente solo fruttariani? La risposta ad una simile domanda, non può essere che una sola, dettata dalla logica elementare e dal buon senso: evidentemente solo dalla frutta, anche se, secondo il parere di alcuni paleoantropologi, venivano probabilmente aggiunte alla frutta altre parti succulente di vegetali. E Poichè noi oggi continuiamo a possedere quelle stesse caratteristiche anatomiche, fisiologiche ed istintuali di quei nostri progenitori, dobbiamo dedurre che le proteine della frutta sono qualitativamente e quantitativamente sufficienti a garantire in modo ottimale la vita dell'uomo anche oggi. Partendo da queste e da altre considerazioni il prof. Alan Walker, antropologo della John Hopkins University, è giunto alla conclusione che la frutta non è soltanto il nostro cibo più importante, ma è l'unico al quale la specie umana è biologicamente adatta. Per comprovare tale affermazione, Walker ha studiato lungamente le stilature ed i segni lasciati, nei reperti fossili, sui denti, dato che ogni tipo di cibo lascia sui denti segni particolari; scoprì, così, che "ogni dente esaminato, appartenente agli ominidi che vissero nell'arco di tempo che va da 12 milioni di anni fa, sino alla comparsa dell'Homo erectus, presenta le striature tipiche dei mangiatori di frutta, senza eccezione alcuna". Istintivamente, quindi, i nostri progenitori mangiavano quello che la natura offriva loro, cioè la frutta matura, colorita, profumata, carnosa, dolce. Ed è facile immaginare che i nostri progenitori mangiassero la frutta spensieratamente, nulla sapendo (beati loro!) sulla quantità e sulla qualità di proteine contenute nella frutta, guidati unicamente dall'istinto... e se la passavano bene. E' chiaro che la frutta è il miglior cibo, del tutto naturale, per l'uomo e per l'intera sua vita, a cominciare dal momento in cui è in grado di masticare. Il fruttarismo dell'uomo è innato, perchè sbocciato dall'istinto, che ripetiamolo - è l'espressione genuina, perfetta, indiscutibile dei bisogni fisiologici nutrizionali delle nostre cellule; esso si manifesta anche prima della fine della lattazione, reso evidente dalla appetibilità e anche dalla avidità con le quali il bambino ancora lattante assume succhi di frutta fresca, che possono sostituire in certi casi anche il latte materno (succo d'uva, per esempio, come suggeriva Giuseppe Tallarico, medico illuminato, nella sua opera maggiore "La vita degli alimenti"). Abbiamo prima, accennato alla masticazione. Per masticare occorrono i denti ed i denti cominciano a nascere verso la fine della lattazione, cioè del peripdo in cui l'accrescimento del cucciolo umano è affidato alla suzione della secrezione lattea delle ghiandole mammarie della madre. Domanda: perchè al termine della lattazione (e anche prima) l'istinto ci orienta decisamente verso la frutta? La risposta è semplice: esiste una strettissima correlazione tra il latte, che è il primo nostro cibo, necessariamente liquido, e la frutta, cibo che succederà al latte e che ci accompagnerà, nutrendoci, per il resto della nostra vita. Esiste, quindi, iscritta biologicamente nell'atto di nascita della nostra struttura anatomica e della nostra fisiologia, una "continuità nutrizionale tra il latte materno e la frutta", per cui possiamo a giusto titolo considerare questi due alimenti i prototipi alimentari ancestrali dell'uomo. Per dimostrare quanto conclusivamente è stato detto nel precedente 'stelloncino' sulla continuità nutrizionale tra il latte materno e la frutta, bisogna tenere presente quello che ripetutamente abbiamo già affermato e cioè: 1. All'uomo non si addicono cibi ad alto contenuto proteico, che risulterebbero dannosi alla sua salute; 2. l'uomo ha un fabbisogno singolarmente modesto di proteine, come è facilmente dimostrabile esaminando il latte materno. Partiamo dall'argomento "latte materno", che funzionerà da battistrada nella dimostrazione della sua continuità nutrizionale con la frutta. E' noto che entro il sesto mese di vita extrauterina l'uomo giunge a raddoppiare il proprio peso e a triplicarlo entro il 12°, alimentandosi unicamente con il latte materno. Tutti i testi di chimica bromatologica e di fisiologia umana ci informano che il latte materno contiene 1'1,2% di proteine. Ebbene, non è proprio così, in quanto, sino a 5 giorni dopo la nascita del figlio, il latte umano contiene il 2% di proteine e questa percentuale, a partire dal 6° giorno, comincia a calare progressivamente e lentamente sino a raggiungere, dopo 3-4 settimane, 1'1,3% e, dopo 7-8 settimane, 1' 1,2%, percentuale che verrà poi mantenuta più o meno costante sino alla fine dell'allattamento. Si constata, in sostanza, un evidente e regolare decremento del contenuto proteico del nostro unico "primo alimento" a misura che il neonato si avvia, con la comparsa progressiva dei denti, ad acquisire capacità masticatorie. Raggiunta tale capacità, ha termine quel periodo, dalla nascita allo svezzamento, che costituisce indubbiamente la fase anabolica più impegnativa, più intensa e più difficile dell'intera vita umana e che superiamo, come si è visto, con un cibo (il latte materno) contenente le modeste percentuali di proteine prima indicate. Poichè la velocità di accrescimento è massima nei primissimi giorni di vita e poi via via decresce, è logico anche che la percentuale delle proteine contenute nel latte, e che costituiscono il necessario materiale di costruzione, debba seguire lo stesso andamento. L'accrescimento ponderale dell'individuo continua, come si sa, anche dopo la comparsa dei denti, per terminare tra i 21 e 24 anni, ma con una velocità estremamente ridotta rispetto a quella del lattante. E' pertanto del tutto ovvio che l'alimento che subentrerà al latte materno dovrà avere una percentuale di proteine corrispondente ai reali bisogni di proteine dell'individuo non più lattante, in linea con la decrescenza, prima comprovata, di tali bisogni proteici. Riassumendo, "il fabbisogno proteico dell'uomo è massimo nel lattante, medio nell'adolescente, minimo nell'adulto": questo ci dice il grande igienistaAttilio Romano nel suo aureo lavoro "Pregiudizi ed errori in tema di alimentazione "; su questo insiste anche il prof. Alessandro Clerici nel suo Lavoro "Come si deve mangiare". Occorre osservare: Senza alcun dubbio spetta al medico tedesco Lahmann il merito di avere, da pioniere illuminato, gettato, nel campo della dietetica umana, le basi scientifiche del fruttarismo, avendo scoperto e dimostrato che esso costituisce la innata prosecuzione naturale dell'alimentazione lattea. Ancora prima del Lahmann, un altro "grande", Max Rubner, docente di cllnica medica all'Università di Berlino, aveva richiamato l'attenzione degli studiosi suoi contemporanei (e il Lahmann colse l'importanza di tale appello) sul fatto che "la scarsezza di proteine nel latte materno è un segno distintivo della specie umana che sconfessava i paladini dei regimi ricchi di proteine". Questa è la regola che vige in natura: destinare ai diversi esseri viventi cibi che contengano i principi alimentari indispensabili, ma solo nella quantità necessaria, che deve essere considerata l'optimum per l'individuo. Tanto è vero che non possiamo nutrire un neonato umano, il cui latte contiene 1' 1,2% di proteine, con il latte per es. di mucca, che contiene il 3,5% di proteine senza determinati accorgimenti come la elementare diluizione, nel tentativo di evitare enteriti e altri malanni, anche gravi. Il corpo umano, quindi, osserva proprio questa regola, cioè la cosiddetta "legge del minimo", che a nostro parere potrebbe anche (e forse "meglio") chiamarsi "legge dell'optimum" in quanto, se l'individuo ingerisce cibi contenenti dei nutrienti in quantità eccedenti il proprio fabbisogno, tale eccesso diviene per l'organismo una vera e propria scoria tossica ed il corpo cerca in tutte le maniere di sbarazzarsene, cosa che avviene in speciale modo per le proteine, come in precedenza s'è già detto. Poichè la velocità di accrescimento dell'individuo non più lattante è decisamente inferiore a quella che aveva durante l'allattamento, è naturale ed ovvio che il contenuto proteico del primo cibo solido che l'uomo assume dopo lo svezzamento debba essere inferiore a quello del latte materno e da considerarsi l'optimum secondo la "legge del minimo". Ciò, in armonia con il reale diminuito bisogno di proteine. Ebbene, tale cibo non può essere che la frutta, che ha, appunto, in media, un contenuto proteico adeguato ai bisogni nutrizionali normali della fase successiva allo svezzamento: cioè, mediamente inferiore a quella riscontrata nel latte materno che nel periodo terminale dell'allattamento si aggira attorno all'l,2%, come si disse. A questo riguardo è interessante l'opinione del dottor Lovewisdom, uno dei più profondi studiosi dell'alimentazione naturale dell'uomo. Egli ci dice nel suo libro "L'adulto umano non ha bisogno di alimenti che contengono più dell'l % di proteine" "L'homme, le singe et le Paradis". Del resto, una volta completato l'accrescimento, il nostro fabbisogno di proteine serve solo alla sostituzione delle cellule perdute per usura, cioè al semplice mantenimento dell'equilibrio metabolico e a tale scopo la frutta acquosa è più che sufficiente. .