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domenica 16 dicembre 2007

SVILUPPARE I MUSCOLI CON LA FRUTTA


Sviluppare i muscoli con la frutta

Di Richard Blackman - Traduzione di Davide Leonardi

Mi stupisce sempre vedere che chi diventa fruttariano, quando inizialmente comincia a perdere il suo vecchio corpo fatto di cibi cotti e a recuperare il suo corpo da crudista, ringiovanito e più snello, si fa prendere dal panico e diventa, controvoglia, un body builder. Molti tentennano, sono ossessionati da quali cibi possono o non possono mangiare e si impongono esercizi da palestra che odiano perché pensano che il fitness sia quello. Ci sono molte più cose da fare nella vita che essere ossessionati da quali frutti si possono mangiare, e d’altra parte fare ginnastica non significa per forza andare in palestra e fare body building: ci si può allenare a corpo libero in un parco, andare a piedi a fare la spesa, fare giardinaggio, giocare coi bambini o gli animali domestici, ecc…

Dunque, niente panico. Lasciate che condivida con voi la mia esperienza… Probabilmente avete fatto lunghe ricerche su internet e a seconda delle fonti che avete trovato siete giunti a una o due conclusioni:

1.diventare fruttariano è semplicemente pericoloso o poco salutare se non mortale
che la dieta fruttariana non può essere sostenuta a lungo
Ebbene, io per mia esperienza so che:

chi non riesce nella dieta fruttariana è perché non inizia veramente, in primo luogo a causa degli effetti del processo di disintossicazione e per la paura di rinunciare ai cibi cotti.
sono pochissime le persone che si impegnano veramente per ottenere qualcosa, non solo una salute migliore.
in pochissimi comprendono realmente quanto tempo e lavoro è richiesto al proprio corpo per guarire i danni causati dai cibi cotti e ringiovanire fino al punto in cui ci si sente effettivamente meglio.
i sintomi della disintossicazione spesso assomigliano ai sintomi della malattia, secondo l’interpretazione corrente
Sistema di supporto debole
A tutto questo sia aggiunga il debole supporto che viene da quel sistema che si chiama “comunità crudista”. La maggior parte dei forum crudisti non sono di grande aiuto, o di nessun aiuto, perché tutti gli altri sono nella vostra stessa situazione. E’ come un cieco che guida un altro cieco, mentre il “guru” crudista che ha aperto il forum ignora le richieste di aiuto e vuole che tu compri i suoi prodotti “placebo crudisti”!

Quindi, a cosa porta tutto questo? Nella migliore delle ipotesi a un’idea errata dello stile di vita fruttariano. Per mia esperienza lo stile di vita fruttariano è il dono più grande che voi possiate fare a voi stessi, la cosa migliore è viverselo da soli e imparare ad ascoltare il proprio corpo, cosa che diventa più facile man mano che ci si ripulisce. La maggior parte della gente non è preparata a tutto ciò che l’eliminazione di spazzatura e tossine comporta, e pensano che significhi solo diventare più sani e più forti. Sfortunatamente non è del tutto vero.

Atleti fruttariani
Conosco tanti sportivi che diventano fruttariani pensando di fare una prova e veder cosa succede, e poi si trovano in preda a crisi di astinenza e ai sintomi della disintossicazione fino a quando ricevono il colpo di grazia non appena cominciano a perdere peso ed energia e allora interrompono, tornano ai loro rassicuranti cibi cotti e finiscono con il denigrare lo stile di vita fruttariano.

Ho visto accadere questo tante di quelle volte. Il problema è che è veramente molto difficile fare sport mentre si sta facendo una ristrutturazione completa del proprio corpo. Il mio consiglio è di riprendere a fare l’atleta una volta completato il processo di pulizia e disintossicazione, ed è allora che vedrete i risultati.

Prima di tutto
Non c’è alcun problema nell’essere un atleta fruttariano, solo che ci si aspetta un miglioramento istantaneo e ci si dimentica che il nostro corpo sta affrontando il compito titanico di riparare tutti i danni causati da anni di cibi cotti, un compito che utilizzerà la maggior parte della vostra energia per parecchio tempo. Una volta diventati fruttariani non avete più voce in capitolo: ripulire e guarire diventano la priorità per il vostro corpo, la prestazione sportiva non ha alcuna importanza.

Farsi i muscoli

Mi capitano tanti fruttariani disperati che mi chiedono come fare a “FARSI I MUSCOLI” come se quella fosse la risposta a tutti i loro problemi e l’unica ragione per cui vogliono “FARSI I MUSCOLI” è la paura di essere derisi dai loro pari e di soddisfare la propria vanità. Ora, io non dico che ci sia qualche cosa di male in questo, perché - credetemi - ci sono passato anch’io. Non è molto bello che tutti quelli con cui hai a che fare ti chiamino “secco” e in definitiva ti insultino solo perché il tuo corpo è impegnato a fare il suo mestiere e si sta liberando di tutto il grasso indesiderato, dei veleni e della ritenzione idrica accumulati negli anni per via dell’alimentazione a base di cibi cotti, raffinati e artificiali. Questa è quella che si chiama fase di transizione/disintossicazione, questa fase separa il grano dalla pula perché presenta tanti ostacoli sul piano sociale che molti non possono o non vogliono superare.

Personalmente, da quando sono fruttariano, non credo che sia naturale “FARSI I MUSCOLI”, infatti da quando sono fruttariano il mio desiderio di avere muscoli grossi e nodosi è scomparso perché non ha più senso, né alcuna attrattiva per me. Per esempio, in natura nessun carico di lavoro richiederebbe muscoli così grossi, né sarebbe paragonabile agli esercizi che intenzionalmente vengono eseguiti in palestra con grandi pesi. E ancora, qual’é stata l’ultima volta che avete visto un elefante, grosso com’è, allenarsi in palestra o fare tutto il resto per fare massa e definizione?

Ma con questo non voglio dire che sia sbagliato per qualcun altro farlo, solo che a me non interessa più.

Certo, non sono il tipo più grosso del quartiere, ma la mia resistenza e forza sono alle stelle da quando ho superato la mia fase di disintossicazione e preferisco piuttosto conservare la mia energia funzionale, la mia salute e la voglia di essere attivo, perché ho visto troppi dei miei amici ammalarsi e perdere ogni stimolo per aver fatto scelte infelici sul piano alimentare, ma sfortunatamente stare male ed essere svogliati è considerato parte della vita e molti ci convivono tranquillamente fintanto che il loro aspetto è grosso e ben pasciuto, che è così facile da ottenere con l'alimentazione americana standard (S.A.D. = Standard American Diet, praticamente la dieta onnivora, noi la chiameremmo dieta mediterranea).

Il corpo è una macchina stupefacente è farà ciò che può per adattarsi al suo carico di lavoro, e per fare ciò che è meglio per te fino a quando riesce, senza badare a come lo nutri. Solo perché diventi grosso e pieno con i cibi cotti non significa che sei più sano di chiunque altro, o che il cibo che mangi non ti danneggi a lungo termine, ma ciononostante molti vegani crudisti desiderano uno stile di vita crudista con gli standard dei cibi cotti e pensano di dover applicare le stesse regole nutrizionali, ma non è così. Per me è tutta una questione di intenzione individuale, credo fermamente che siamo in grado di fare tutto ciò che vogliano a partire da qualsiasi tipologia fisica, se abbiamo voglia di metterci il nostro impegno.

Bene dunque, tagliamo corto: sei per il crudismo, ma hai paura di sembrare un insetto appiccicoso che spunta da una crepa, quindi vuoi sapere se puoi sviluppare i muscoli, essere in carne, sexy, attrarre il sesso opposto con una dieta naturale crudista.....allora, per essere chiari ed espliciti, DANNAZIONE SI'!!!!!!

MA!!!! Solo dopo che il tuo corpo ha ultimato il suo lavoro di pulizia e autoguarigione, che è un processo molto lungo. Non vedrai alcun risultato significativo fino a quando questo processo non si sarà concluso perché perderai il grasso e l'acqua in eccesso e - sarò sincero - inizialmente ci saranno giorni in cui non sembrerai, né ti sentirai così forte, e più che verosimilmente i tuoi amici e la tua famiglia ti stuzzicheranno per farti "mangiare del cibo vero", ma dato il lavoro titanico di pulizia in cui il tuo corpo sarà impegnato, credo che una botta al ministero della vanità sia un piccolo prezzo da pagare.

Scuse
Ho sentito ogni tipo di scusa sul perché chi diventa crudista non "prende peso" o non "mette su muscoli", ma alla fine credo che siano pochi i motivi che impediscono loro di ottenere i risultati di cui hanno bisogno:

sono impazienti e non danno al loro corpo la possibilità di ultimare la pulizia/guarigione di cui necessita
ottieni solo....ciò che ci metti, e tu sei la somma finale dei tuoi sforzi.
mantengono alimenti e cibi tossici nella loro dieta, per cui il loro corpo non può completamente disintossicarsi/ripulirsi
Questo deriva semplicemente da una mancanza di cultura nella "comunità crudista" e sui "forum crudisti" molti oppositori dello stile di vita fruttariano dicono che l'unico motivo per cui sono così in gran forma è la mia buona predisposizione genetica e perché sono un nero e non c'entra nulla il fatto di aver dato al mio corpo ciò che che gli serviva per rigenerarsi o di aver costantemente fatto duro esercizio per 5 giorni alla settimana. Questo serva per dimostrare che se la gente non è capace di fare qualcosa cercherà sempre di convincerti che nemmeno tu puoi.

Allora fatemi dire, a chiunque affermi che non si possono sviluppare i muscoli con una dieta crudista/fruttariana, che HA TORTO MARCIO e che deve smetterla di cercare prove a sostegno della sua posizione, quindi o fai qualcosa a riguardo o stai zitto. Lo so, lo so, non succederà mai, ma ci si sente bene a dirlo. Quasi tutti gli oppositori che conosco non si allenano nemmeno e se si allenano non lo fanno abbastanza intensamente o costantemente perché non hanno la spinta, per cui non ottengono i risultati voluti, sono anche fermi a una mentalità S.A.D. (alimentazione americana standard): mangiare tanto dei cibi tossici di cui si vogliono liberare in versioni "crudiste da buongustaio", artificiali e unte, eppure tentano ancora di diventare crudisti. Lo so perché questo genere di persone si è rivolta a me in segreto per chiedermi aiuto sui forum crudisti molte volte, chiedendosi perché non ottengono alcun risultato.

Sviluppare i muscoli con una dieta crudista non è la stessa cosa che con un'alimentazione a base di cibi cotti, con il crudismo non hai modo di scappare e di nasconderti da nessuna parte in termini di crescita muscolare, quello che ottieni è reale e lo ottieni spingendoti ai tuoi limiti. Certo, può richiederti un po' più di tempo, ma dipende tutto dalla tua spinta e determinazione e questo spaventa molte persone perché non hanno fede nello stile di vita crudista, in loro stessi o nelle loro capacità, oltre al fatto che la maggior parte non riesce a superare la fase di disintossicazione.

Muscoli "cotti"
Con gli alimenti cotti, la crescita muscolare può essere alterata dalla ritenzione idrica, gli accumuli di grasso, per non parlare degli integratori sportivi, l'ormone della crescita e le sostanze stimolanti presenti nella carne/cibo che viene ingerito diverse volte in una giornata tipo. Per molti, rimpinzarsi fino a quando non ce la fai più, diverse volte al giorno, tutti i giorni della settimana nella speranza di gonfiarsi, o mandar giù "le mie proteine e carboidrati" è la regola quotidiana. Conosco tanti ragazzi, anche vegani che si vantano di quanto riescono a mangiare, che è una cosa tristissima perché non si rendono conto dello stress a cui sottopongono il loro apparato digerente. Io la vedo così: è come se tu facessi i piegamenti sulle ginocchia iniziando con la sola barra del bilanciere mentre ad ogni ripetizione l'istruttore ti aggiunge 10 libre. Sì, sembra facile, fino a che non arrivi al punto in cui lo stress per le tue gambe e la tua schiena è così forte che uno dei due ti abbandonerà.

IN CONCLUSIONE, CHE COSA SOSTENGO?.....Ok, permettetemi di semplificare il problema: sto dicendo che sviluppare i muscoli con una dieta naturale crudista è diverso perché per cominciare devi sbrigare alcune faccende che possono bloccare o rallentare la tua crescita per un po', ma quando tali questioni sono state affrontate e se ci metti il tuo impegno, allora la tua crescita ci riprenderà come prima, ma non arriverà magicamente come i guru sedentari crudisti vorrebbero farti credere, devi costantemente metterci il tuo impegno, come chiunque altro.

Quindi, a chiunque sia interessato all'alimentazione crudista, ma non vuole perdere ciò che pensa di avere, io dico: diventare crudista potrebbe non fare per te perché inizialmente, OH....SI' CHE NE PERDERAI....Quanto, dipende dalle scorie e dall'acqua di cui ti devi liberare e da quanto ti attiverai nel rimpiazzare i vecchi muscoli "cotti" con nuovi muscoli "crudi" durante la transizione, quindi credo che il tutto si riduca a......RACCOGLI QUANTO HAI SEMINATO......MANTIENITI IN AZIONE....

Fonte: Fruitarian Fitness

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LE PROTEINE DELLA FRUTTA

LE PROTEINE DELLA FRUTTA II tema di questo paragrafo riveste una particolare importanza nella problematica delle proteine. La sua trattazione è necessariamente complessa in quanto deve attingere a molteplici informazioni provenienti da fonti non solo assai disparate ma che possono sembrare a prima vista lontane dall'argomento trattato anche se poi si rivelano utili e convergenti in un medesimo intento. Questo motiva il ricorso alla seguente esposizione "a stelloncini", che in casi consimili è risultata essere la più conveniente per l'intelligibilità del testo. Si è cercato tuttavia di dare, al succedersi degli stelloncini, nei limiti del possibile, un ordine logico conseguenziale. Quando si parla di proteine qualificandole come uno dei cosiddetti principi alimentari, occorre sempre tener presente che tutti codesti principi partecipano assieme, alla sintesi della materia cellulare: deve prevalere, cioè una visione olistica, globale, "sinfonica", in quanto tutti i nutrienti sono interdipendenti e tutti sono egualmente indispensabili. Si può essere certi che, viceversa una visione settoriale da luogo a valutazioni errate. Del resto, tale interdipendenza è comprovata dal fatto che le proteine sono mal digerite in assenza di vitamine e che il loro metabolismo dipende da quello dei glucidi e dei lipidi, almeno in parte. Questo ci fa pensare subito al nostro cibo naturale, la frutta, dove, appunto, la coesistenza ed interdipendenza dei diversi principi alimentari da luogo ad un complesso (fitocomplesso) armonioso che rappresenta, nel contempo, l'optimum anche dal punto di vista nutrizionale. Abbiamo prima affermato che l'uomo della foresta, dove aveva vissuto per milioni di anni, dovette passare nella savana. Ora, nella foresta era fruttariano, mentre nella savana, difettando la frutta, dovette divenire carnivoro; forse l'organismo umano, adattandosi alla alimentazione carnea, assunse le caratteristiche anatomiche e fisiologiche tipiche dei carnivori? NO, conservò le caratteristiche del fruttariano. Oggi, infatti, dopo milioni di anni di innaturale alimentazione carnea, le nostre unghie non si sono trasformate in artigli, il nostro intestino non si è accorciato, i nostri canini non si sono allungati trasformandosi in zanne, il nostro succo gastrico non ha aumentato la sua originale e debole acidità tipica dei fruttariani, il fegato non ha esaltato la sua capacità antitossica, ne è scomparsa l'istintiva attrazione esercitata sull'uomo in età infantile dalla frutta e neppure è scomparsa la altrettanto istintiva repulsione esercitata dalla carne sul bambino appena svezzato. Tutti segni, questi, che le proteine eccessive che, assieme ad altre caratteristiche negative, sono presenti nella carne, pur provocando danni enormi, non sono riuscite a modificare la struttura fisiopsichica dell'uomo: ciò dimostra che l'alimentazione carnea è così estranea agli interessi nutrizionali e biologici dell'uomo che questi non riesce ad adattarvisi, pur subendo le pesanti conseguenze di un innaturale carnivorismo per lunghissimo tempo. I 22 aminoacidi (21 secondo alcuni, 23 secondo altri) esistenti negli alimenti si dividono, secondo la nutrizionistica ufficiale, in due categorie: quella dei 14 aminoacidi che possono essere prodotti (sintetizzati) dall'organismo umano e quella degli aminoacidi chiamati "essenziali" (8 o 10) che invece si ritiene non possano essere sintetizzati dall'organismo umano e pertanto dovrebbero essere assunti con gli alimenti. Lo scrivente si è più volte dichiarato contrario a tale teoria, dimostrando che gli "aminoacidi essenziali" sono un autentico "mito". Tuttavia, ammettendone pure la reale esistenza come la medicina ufficiale pretende, è legittimo formulare questa domanda, di fondamentale importanza: da dove trassero, i nostri progenitori arboricoli, gli aminoacidi oggi chiamati essenziali, ritenuti indispensabili alla vita, durante i milioni di anni in cui furono abitatori della foresta e sicuramente solo fruttariani? La risposta ad una simile domanda, non può essere che una sola, dettata dalla logica elementare e dal buon senso: evidentemente solo dalla frutta, anche se, secondo il parere di alcuni paleoantropologi, venivano probabilmente aggiunte alla frutta altre parti succulente di vegetali. E Poichè noi oggi continuiamo a possedere quelle stesse caratteristiche anatomiche, fisiologiche ed istintuali di quei nostri progenitori, dobbiamo dedurre che le proteine della frutta sono qualitativamente e quantitativamente sufficienti a garantire in modo ottimale la vita dell'uomo anche oggi. Partendo da queste e da altre considerazioni il prof. Alan Walker, antropologo della John Hopkins University, è giunto alla conclusione che la frutta non è soltanto il nostro cibo più importante, ma è l'unico al quale la specie umana è biologicamente adatta. Per comprovare tale affermazione, Walker ha studiato lungamente le stilature ed i segni lasciati, nei reperti fossili, sui denti, dato che ogni tipo di cibo lascia sui denti segni particolari; scoprì, così, che "ogni dente esaminato, appartenente agli ominidi che vissero nell'arco di tempo che va da 12 milioni di anni fa, sino alla comparsa dell'Homo erectus, presenta le striature tipiche dei mangiatori di frutta, senza eccezione alcuna". Istintivamente, quindi, i nostri progenitori mangiavano quello che la natura offriva loro, cioè la frutta matura, colorita, profumata, carnosa, dolce. Ed è facile immaginare che i nostri progenitori mangiassero la frutta spensieratamente, nulla sapendo (beati loro!) sulla quantità e sulla qualità di proteine contenute nella frutta, guidati unicamente dall'istinto... e se la passavano bene. E' chiaro che la frutta è il miglior cibo, del tutto naturale, per l'uomo e per l'intera sua vita, a cominciare dal momento in cui è in grado di masticare. Il fruttarismo dell'uomo è innato, perchè sbocciato dall'istinto, che ripetiamolo - è l'espressione genuina, perfetta, indiscutibile dei bisogni fisiologici nutrizionali delle nostre cellule; esso si manifesta anche prima della fine della lattazione, reso evidente dalla appetibilità e anche dalla avidità con le quali il bambino ancora lattante assume succhi di frutta fresca, che possono sostituire in certi casi anche il latte materno (succo d'uva, per esempio, come suggeriva Giuseppe Tallarico, medico illuminato, nella sua opera maggiore "La vita degli alimenti"). Abbiamo prima, accennato alla masticazione. Per masticare occorrono i denti ed i denti cominciano a nascere verso la fine della lattazione, cioè del peripdo in cui l'accrescimento del cucciolo umano è affidato alla suzione della secrezione lattea delle ghiandole mammarie della madre. Domanda: perchè al termine della lattazione (e anche prima) l'istinto ci orienta decisamente verso la frutta? La risposta è semplice: esiste una strettissima correlazione tra il latte, che è il primo nostro cibo, necessariamente liquido, e la frutta, cibo che succederà al latte e che ci accompagnerà, nutrendoci, per il resto della nostra vita. Esiste, quindi, iscritta biologicamente nell'atto di nascita della nostra struttura anatomica e della nostra fisiologia, una "continuità nutrizionale tra il latte materno e la frutta", per cui possiamo a giusto titolo considerare questi due alimenti i prototipi alimentari ancestrali dell'uomo. Per dimostrare quanto conclusivamente è stato detto nel precedente 'stelloncino' sulla continuità nutrizionale tra il latte materno e la frutta, bisogna tenere presente quello che ripetutamente abbiamo già affermato e cioè: 1. All'uomo non si addicono cibi ad alto contenuto proteico, che risulterebbero dannosi alla sua salute; 2. l'uomo ha un fabbisogno singolarmente modesto di proteine, come è facilmente dimostrabile esaminando il latte materno. Partiamo dall'argomento "latte materno", che funzionerà da battistrada nella dimostrazione della sua continuità nutrizionale con la frutta. E' noto che entro il sesto mese di vita extrauterina l'uomo giunge a raddoppiare il proprio peso e a triplicarlo entro il 12°, alimentandosi unicamente con il latte materno. Tutti i testi di chimica bromatologica e di fisiologia umana ci informano che il latte materno contiene 1'1,2% di proteine. Ebbene, non è proprio così, in quanto, sino a 5 giorni dopo la nascita del figlio, il latte umano contiene il 2% di proteine e questa percentuale, a partire dal 6° giorno, comincia a calare progressivamente e lentamente sino a raggiungere, dopo 3-4 settimane, 1'1,3% e, dopo 7-8 settimane, 1' 1,2%, percentuale che verrà poi mantenuta più o meno costante sino alla fine dell'allattamento. Si constata, in sostanza, un evidente e regolare decremento del contenuto proteico del nostro unico "primo alimento" a misura che il neonato si avvia, con la comparsa progressiva dei denti, ad acquisire capacità masticatorie. Raggiunta tale capacità, ha termine quel periodo, dalla nascita allo svezzamento, che costituisce indubbiamente la fase anabolica più impegnativa, più intensa e più difficile dell'intera vita umana e che superiamo, come si è visto, con un cibo (il latte materno) contenente le modeste percentuali di proteine prima indicate. Poichè la velocità di accrescimento è massima nei primissimi giorni di vita e poi via via decresce, è logico anche che la percentuale delle proteine contenute nel latte, e che costituiscono il necessario materiale di costruzione, debba seguire lo stesso andamento. L'accrescimento ponderale dell'individuo continua, come si sa, anche dopo la comparsa dei denti, per terminare tra i 21 e 24 anni, ma con una velocità estremamente ridotta rispetto a quella del lattante. E' pertanto del tutto ovvio che l'alimento che subentrerà al latte materno dovrà avere una percentuale di proteine corrispondente ai reali bisogni di proteine dell'individuo non più lattante, in linea con la decrescenza, prima comprovata, di tali bisogni proteici. Riassumendo, "il fabbisogno proteico dell'uomo è massimo nel lattante, medio nell'adolescente, minimo nell'adulto": questo ci dice il grande igienistaAttilio Romano nel suo aureo lavoro "Pregiudizi ed errori in tema di alimentazione "; su questo insiste anche il prof. Alessandro Clerici nel suo Lavoro "Come si deve mangiare". Occorre osservare: Senza alcun dubbio spetta al medico tedesco Lahmann il merito di avere, da pioniere illuminato, gettato, nel campo della dietetica umana, le basi scientifiche del fruttarismo, avendo scoperto e dimostrato che esso costituisce la innata prosecuzione naturale dell'alimentazione lattea. Ancora prima del Lahmann, un altro "grande", Max Rubner, docente di cllnica medica all'Università di Berlino, aveva richiamato l'attenzione degli studiosi suoi contemporanei (e il Lahmann colse l'importanza di tale appello) sul fatto che "la scarsezza di proteine nel latte materno è un segno distintivo della specie umana che sconfessava i paladini dei regimi ricchi di proteine". Questa è la regola che vige in natura: destinare ai diversi esseri viventi cibi che contengano i principi alimentari indispensabili, ma solo nella quantità necessaria, che deve essere considerata l'optimum per l'individuo. Tanto è vero che non possiamo nutrire un neonato umano, il cui latte contiene 1' 1,2% di proteine, con il latte per es. di mucca, che contiene il 3,5% di proteine senza determinati accorgimenti come la elementare diluizione, nel tentativo di evitare enteriti e altri malanni, anche gravi. Il corpo umano, quindi, osserva proprio questa regola, cioè la cosiddetta "legge del minimo", che a nostro parere potrebbe anche (e forse "meglio") chiamarsi "legge dell'optimum" in quanto, se l'individuo ingerisce cibi contenenti dei nutrienti in quantità eccedenti il proprio fabbisogno, tale eccesso diviene per l'organismo una vera e propria scoria tossica ed il corpo cerca in tutte le maniere di sbarazzarsene, cosa che avviene in speciale modo per le proteine, come in precedenza s'è già detto. Poichè la velocità di accrescimento dell'individuo non più lattante è decisamente inferiore a quella che aveva durante l'allattamento, è naturale ed ovvio che il contenuto proteico del primo cibo solido che l'uomo assume dopo lo svezzamento debba essere inferiore a quello del latte materno e da considerarsi l'optimum secondo la "legge del minimo". Ciò, in armonia con il reale diminuito bisogno di proteine. Ebbene, tale cibo non può essere che la frutta, che ha, appunto, in media, un contenuto proteico adeguato ai bisogni nutrizionali normali della fase successiva allo svezzamento: cioè, mediamente inferiore a quella riscontrata nel latte materno che nel periodo terminale dell'allattamento si aggira attorno all'l,2%, come si disse. A questo riguardo è interessante l'opinione del dottor Lovewisdom, uno dei più profondi studiosi dell'alimentazione naturale dell'uomo. Egli ci dice nel suo libro "L'adulto umano non ha bisogno di alimenti che contengono più dell'l % di proteine" "L'homme, le singe et le Paradis". Del resto, una volta completato l'accrescimento, il nostro fabbisogno di proteine serve solo alla sostituzione delle cellule perdute per usura, cioè al semplice mantenimento dell'equilibrio metabolico e a tale scopo la frutta acquosa è più che sufficiente. .