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lunedì 17 dicembre 2007

DIETA DELL'ACQUA




Dieta dell’acqua
La dieta dell’acqua nasce in particolar modo per eliminare le tossine e le scorie depositate nel nostro organismo aiutando così a depurarsi gradualmente ed a dimagrire. E’ semplice da seguire e si consiglia di farla per una settimana, è importante non usare sale (eventualmente solo un pizzico) e condire con poco olio extravergine di oliva le varie pietanze come verdure cotte/crude. Altra regolare basilare: bere molta acqua, almeno 2/2,5 litri al giorno.

Lunedì
Colazione: 1 yogurt magro + 1 frutto
Pranzo: insalata mista con carote-soia-sedano-radicchio + 50g di ricotta
Spuntino: 2 fette di ananas fresco.
Cena: pasta integrale con aglio-olio-peperoncino + carciofi al vapore


Martedì
Colazione: 1 frullato di frutta + 3 barrette di cereali
Pranzo: insalata mista con lattuga-cipolla-cetrioli + 100g di tofu con salsa di soia
Spuntino: 1 mela
Cena: 60g di risotto con verdure (es. riso e asparagi) + insalata di pomodori e cetrioli

Mercoledì
Colazione: 1 tazza di tè verde + fiocchi di cereali + spremuta d’arancia.
Pranzo: insalata di lattuga e pomodori + 150 g di spigola al vapore + 1 fetta biscottata integrale
Spuntino: 1 succo di pomodoro o 1 tazza di tè verde + 2 gallette integrali.
Cena: 60g di pennette alle zucchine + finocchi al vapore

Giovedì
Colazione: 1 yogurt magro + 1 frutto + 2 fette biscottate integrali.
Pranzo: insalata mista di lattuga-carote-sedano-trevisana + 1 trancio di salmone alla piastra + 3 grissini integrali.
Spuntino: 1 yogurt magro
Cena: passato di verdure + 60 g di pane integrale + 50 g di tofu

Venerdì
Colazione: tè verde + 4 gallette di riso + spremuta di pompelmo.
Pranzo: insalata di mista a piacere + 2 fettine di pane integrale tostato
Spuntino: 1 mela o 1 pera
Cena: 80g di pasta al pesto + fagiolini al vapore + 2 gallette di riso

Sabato
Colazione: tè verde + 1 frullato di banana + 1 kiwi.
Pranzo: pinzimonio di verdure + 150g di insalata di mare + 2 gallette di riso
Spuntino: 1 yogurt magro.
Cena: 60g di riso alla trevisana + cavolfiore cotto a vapore + 2 gallette di riso

Domenica
Colazione: 1 yogurt magro + 2 frutti + 2 fette biscottate integrali.
Pranzo: insalata mista con carote-soia-sedano-radicchio + 2 uova sode, 2 fette di pane integrale
Spuntino: 1 mela
Cena: 80g di orecchiette con cime di rapa + 300 g di porri gratinati + 50 g di tofu


Acqua nelle diete
L’acqua è il principale costituente del nostro organismo (componente prevalente del sangue, liquidi extra ed intra cellulari). Nella dieta deve essere costantemente reintegrata per garantire un ottimale equilibrio idrico.
Il fabbisogno è calcolato in 1 ml di acqua proveniente da bevande e alimenti per ogni caloria assunta (ricordiamo che l’acqua non fornisce calorie e che la temperatura e l’attività fisica possono aumentare notevolmente il fabbisogno).
Acqua, salute e benessere
L’acqua è l’elemento più diffuso in natura ed il corpo umano è composto per il 60% di acqua (un neonato ne è composto per il ben 75%). E’ un elemento indispensabile per la vita, per la salute ed il benessere di tutto e tutti.

Anche nelle diete è sovrana e onnipresente, si deve bere almeno 2 litri di acqua al giorno per reintegrare le perdite salino-minerali che ha l’organismo durante la giornata. Ovviamente nel caso di chi pratica sport o di chi suda molto si dovrà integrare con maggior quantità di liquidi.



A cosa serve l’acqua?L’acqua regola la temperatura corporea, lubrifica i tessuti dei polmoni, degli occhi della pelle, facilita i processi depurativi e digestivi di trasporto, facilita l’assorbimento delle sostanze nutritive, favorisce la diuresi e l’eliminazione delle tossine.

Bere uno/due bicchieri d’acqua al mattino appena svegli e uno/due la sera prima di coricarsi sono una salutare abitudine che aiuta anche quando segue una dieta, in quanto bere a stomaco vuoto prima dei pasti aiuta a dare quel giusto senso di sazietà che aiuta a diminuire l’appetito.





Olio d’oliva
L’olio d’oliva è presente in tutte le diete per i condimenti a “crudo” (se ne consiglia un cucchiaio al giorno). e si ottiene dalle olive per mezzo della frangitura, la separazione dell’olio dalla polpa e dall’acqua si ottiene con presse idrauliche. Se il processo di frangitura non supera i 30 °C, si ottiene un olio di alta qualità alimentare (spremitura a freddo). L’olio così ottenuto viene lasciato a maturare in orci di terracotta o in contenitori d’acciaio.
L’olio di oliva, in funzione del contenuto di acido oleico libero, può essere extravergine (< 1%), vergine sopraffino (< 1,5%), vergine fino (< 3%) e vergine (> 3%). L’olio d’oliva nutrizionalmente è una fonte di lipidi sicura, anche se non bisogna dimenticare che essendo ipercalorico non si deve abbondare nell’utilizzo. E’ indicato nei condimenti a freddo come nelle insalate, nei sughi etc.

Dimagrire e acqua in dieta
Acqua gassata o naturale?

l’acqua gassata (con anidride carbonica aggiunta) si conserva più a lungo (il gas impedisce lo sviluppo di microrganismi) ed è più dissetante, ma se il corpo ha bisogno di acqua si finirà comunque con il berne la stessa quantità.


L’acqua gassata può essere giustificata proprio perché evita un reintegro idrico troppo veloce; d’altro canto molti non la sopportano per problemi gastrici.

Una soluzione intermedia costituita da acque gassate naturalmente può essere una valida soluzione.

Generalmente la miglior cosa comunque risulta scegliere l’acqua naturale quando si segue una dieta.








Il FICUS CARICA (gemme) ha un’azione elettiva sull’asse cortico-diencefalico del quale normalizza la funzione. L’azione positiva del Ficus carica nei disturbi gastrici conferma i rapporti che collegano stomaco e corteccia. Essendo un regolatore dell’asse cortico-ipotalamico, quindi utile nelle manifestazioni psicosomatiche con spasmofilie, soprattutto a livello gastrointestinale. Utile nell’acidità di stomaco, gastriti, ulcere duodenali, disfagie. Nelle turbe neurovegetative e psicosomatiche o d’origine funzionale a livello del tratto gastro-duodeno-colico. Disfagia esofagea con turbe della motilità per acalasia. Gastroduodeniti e sintomi ad esse correlati, (dispepsia, pirosi, ecc.). Turbe della secrezione gastrica sia ipo che iper. Gastrite cronica con anemia sideropenica. Ulcera duodenale. Disfagie esofagee ed ernie diaframmatiche da alterata motilità. Coliti e sigmoiditi. Utile quando si è in corso di riduzione di ranitidina, cimetidina, famotidina e sonniferi. Surmenage o stress con somatizzazione viscerale. Ha ottenuto risultati incoraggianti in caso di ulcere poco sensibili ai trattamenti classici ed in caso di recidive. Dopo trattamenti prolungati si è constatato la scomparsa radiologica del 60% dei casi trattati solo con Ficus e dell’80% dei casi con solo Ficus associato ad altri gemmoterapici (Tilia t. e Ribes n.). Favorisce la cicatrizzazione dell’ulcera e contribuisce a regolarizzare la secrezione del succo gastrico (Fernando Piterà - Compendio di Gemmoterapia clinica, De fabbri editore - GE 2000. Pag. 425-426).

La TILIA TOMENTOSA (gemme) agisce sull’asse cortico-ipotalamico e sulla sostanza reticolata innalzando il tasso di serotonina con effetto calmante. È utile nelle distonie neurovegetative e manifestazioni funzionali dell’ansia. La Tilia tomentosa associata poi al Ribes nigrum ed al Ficus carica è utile nello svezzamento da cimetidina e Ranitidina. Utile se associato al ficus c. nelle disfagie esofagee e nelle gastralgie, perfino nelle spasmofilie. Il RIBES NIGRUM (gemme) è uno stimolante surrenalico ed antinfiammatorio sistemico. Protettivo delle mucose e stimolante immunitario. Utile nelle gastriti, coliti, disfagie, epatiti, pancreatiti. Le gemme di tale pianta sono degli efficaci antinfiammatori ed antiallergici. La medicina, cosiddetta gemmoterapica, sfrutterebbe l’effetto cortisone-simile dei principi attivi - probabilmente di natura steroidea - contenuti in rilevante quantità nei tessuti di crescita della pianta. Questa è la ragione per cui sono usate le gemme ed i germogli e subito trasformati allo stato fresco per evitare degradazioni enzimatiche. Da quanto descritto si potrebbe dedurre che una si fatta miscellanea potrebbe essere utile come coadiuvante nel trattamento delle gastriti, ulcera gastrica e duodenale, nausea mattutina, distonia neurovegetativa, disfagie esofagee, ernie diaframmatiche, spasmofilia, sciatica.




Thè vergine per la cellulite
Il Tè vergine (Camellia thea) è un arbusto originario dell’Africa orientale; il suo bocciolo e le prime due foglie dei rami (le più ricche di principi attivi) sono usate per preparare una bevanda molto simile al tè e ricca di sostanze nervine: la teina, la
teobromina e la teofillina, tali sostanze sono utili nelle diete dimagranti per la diminuzione dell’appetito.







CAMELLIA THEA
Il tè verde è un potente antiossidante che contiene la teina che ha proprietà diuretiche, stimolanti, vitamine del gruppo B, elementi minerali, basi puriniche, carotenoidi, dimeri flavanici (proantocianidoli).
Nome comune: Tè verde, tè vergine

Famiglia: Theaceae

Componenti:

2% di un alcaloide
la caffeina (chiamata anche teina)
piccole quantità di teofillina
tannino
flavonoidi
resine
oli essenziali
sali minerali
Il tè verde aiuta anche a bruciare le calorie in eccesso e storicamente è stato usato per correggere malattie quali allergie, arteriosclerosi, asma, colera, raffreddore, congestioni, tosse, depressione, diarrea, infezioni digestive, dissenteria, fatica, mal di testa, epatiti, e tifo.

Il té verde può eliminare i batteri del cavo orale che causano carie e alito cattivo: i giapponesi lo bevono per evitare l'alito cattivo.

Gli effetti deodoranti delle sue foglie sono conosciuti da secoli, difatti sono state tradizionalmente usate come deodorante.

Curiosità

Alla base della coltivazione del tè ci sono due piante: la Camillia sinensis e la Camillia assamica. Gli arbusti del tè appartengono alla stessa specie della camelia. In letteratura si trova anche una definizione più antica che è: Thea sinensis o Thea assamica.
Il primo a descrivere la pianta del tè fu il botanico svedese Carl von Linne (Linneo) nel 1753 che la chiamò Thea Sinensis, cioè Tè Cinese.
Tè verde,Camellia sinensis,Thea sinensis ...




Il maggior interesse tra i vari composti che costituiscono i principi attivi della pianta è da attribuirsi alla alta concentrazione dei tannini. I tannini hanno la proprietà di far precipitare le proteine ingerite. Ne risulta pertanto ridotto il tasso di digestione e l’assorbimento calorico. L’effetto quindi è utile nelle diete dimagranti nell’alterazione del metabolismo proteico
(iperazotemia).


Il tè è usato come coadiuvante per le diete dimagranti e la obesità, l’iperazotemia; la cellulite.

domenica 16 dicembre 2007

LA DIETA NATURALE


Per una corretta comprensione dell'argomento di questa relazione occorre fare uno sforzo su sè stessi: si devono, cioè, lasciare da parte tutte le teorie e le ipotesi sull'alimentazione dell'uomo preistorico che grosse forze economiche ed una scienza asservita al potere e al profitto hanno cercato di farci accettare a tutela di determinati interessi. Si deve invece cercare di dare risposte soddisfacentemente accettabili agli interrogativi che certamente suscita tale tema, utilizzando il buon senso, la logica elementare e i nostri orientamenti istintivi : sono, questi, tre semplici ma potenti strumenti di indagine di cui tutti disponiamo e che dobbiamo rivalutare ed usare con determinazione.

Occorre partire da un dato di fatto incontestabile: i nostri antichi progenitori non erano carnivori, non erano erbivori, non erano onnivori, erano semplicemente dei fruttariani e lo furono per moltissimi anni, i primi della loro esistenza. Essi, non ancora bipedi, vivevano sugli alberi della foresta, che dava loro l'unico cibo al quale la specie umana è biologicamente adatta, cioè la frutta succosa e dolce, che ancora oggi istintivamente appetiamo e cerchiamo da piccoli finchè conserviamo i nostri sani istinti alimentari. Quindi noi tuttora nasciamo fruttariani, non ci sono dubbi, non ce ne possono essere, da bambini desideriamo e rubiamo la frutta, non la carne, non la verdura, essendo attirati unicamente dal cibo più confacente alla nostra struttura fisiopsichica e quindi nutrizionalmente ottimale, come l'anatomia comparata, la fisiologia comparata ed altre discipline scientifiche comprovano.

Indubbiamente, per ogni specie animale esiste un cibo adatto, più di qualsiasi altro, a quella specie e la frutta succosa e dolce è, appunto il cibo più adatto naturalmente alla specie umana.

Scientificamente questo è spiegabile facilmente dato che esiste una stretta relazione, profonda ed atavica, tra un certo tipo di alimento e la struttura anatomo-funzionale dell'animale che di esso si nutre; tale relazione costituisce garanzia di conservazione e di salute per quell'organismo, il quale, pertanto, è, ovviamente, attratto "istintivamente" da quello specifico alimento. Quell'organismo è, in conclusione, predisposto, per legge naturale, in modo ottimale, alla ingestione e alla digestione di quell'alimento soprattutto e più di ogni altro alimento.

La terminologia è importante; deve essere quanto più possibile esatta, per evitare confusioni, errori di valutazione, interpretazioni fuorvianti, conclusioni sbagliate.

Detto questo, ecco che sorge qui la necessità di fare chiarezza sulla differenza tra "fruttivoro" e "fruttariano" e tra "fruttivorismo" e "fruttarismo".

Parliamone, quindi.

Il termine "fruttivorismo" indica un generico "mangiar frutta"; pertanto "fruttivoro" è "chi mangia frutta". Orbene, se pensiamo che esistono popoli che non conoscono l'uso alimentare della carne e dell'olio, o del pane, o del latte non umano, ma che (significativamente!) non esiste alcun popolo che ignori la frutta come alimento, allora TUTTI gli abitanti della Terra si potrebbero qualificare "fruttivori", anche se assieme alla frutta mangiano altro? CERTAMENTE.

Ma quei fruttivori che sono finalmente riusciti ad individuare nella frutta il proprio UNICO e duraturo alimento, ripristinando felicemente l'alimentazione naturale dei nostri antenati, sono dei fruttivori particolari che occorre distinguere dagli altri fruttivori chiamandoli "fruttariani" e chiamando "fruttarismo" il modello alimentare da loro raggiunto. Non sarebbe errato quindi dire che i fruttariani sono dei "fruttivori fruttariani".

In conclusione, tutti i fruttivori e quindi indistintamente tutti gli uomini della Terra sono potenzialmente dei futuri fruttariani in quanto tutti inevitabilmente, più o meno tardi e più o meno velocemente, approderanno (questo è il vero progresso!) al fruttarismo, ambita meta di tutta l'umanità, impegnata ormai nel lungo viaggio di ritomo alla alimentazione naturale, che ha intrapreso molti millenni fa.

E', questo, un viaggio lunghissimo, ma che verrebbe enormemente accelerato se da bambini fossimo lasciati liberi di crescere nutrendoci solo con la frutta, unico alimento che l'istinto ci suggerisce e che ambiamo mangiare e non fossimo invece soggetti alle pressioni deviatrici dei genitori, di coetanei gi viziati, di pediatri che, ignoranti o venduti all'industria, influenzano purtroppo le cure parentali. Ancora qualche nota di terminologia per affermare che si può validamente usare il termine "frugivoro" quale sinonimo di "fruttariano", come autorevolmente confermano il glottologo Pianegiani nel suo "Dizionario etimologico della lingua italiana" ed il linguista Webster nel suo "New International Dictionary". Va ricordato anche che la radice etimologica di FRUCTUS è la medesima di "frugale" e quindi di "frugalità", per indicare un modello di alimentazione sobrio e limitato a modeste quantità di prodotti della terra, il che toma a lode del vegetarismo e, naturalmente, del fruttarismo. C'è chi, facendo leva sul fatto che FRUGES (latino) significa "frutti", ma significa anche "biade", sostiene, più o meno artatamente, che il termine "frugivoro", se si privilegia tale secondo significato e se ci si riferisce all'uomo, giustifica il ricorso alimentare ai cereali da parte dell'uomo stesso.

Una simile tesi è però scientificamente insostenibile per molti motivi e soprattutto per i seguenti, da tenere sempre presenti:

I cereali danno dei frutti secchi (cariossidi) che, se interi, sono inadatti ad alimentare l'uomo mentre sono adatti, per esempio, a nutrire uccelli granivori, che sono fomiti di un apparato digerente appositamente strutturato per la digestione di questi frutti/semi delle graminacee (famiglia alla quale appartengono i cereali) e ben diverso da quello umano. L'uomo soltanto ricorrendo ad artifici riesce ad utilizzare i cereali: con la MOLITURA e poi con la COTTURA, ricavando alla fine dei prodotti morti, privati, fra l'altro, del corredo vitaminico.

All'uomo si addicono solo i frutti crudi (cioè "vivi"), carnosi e dolci, che costituirono - si ripete - la sua unica fonte di alimentazione nella preistoria e che contengono più o meno la stessa percentuale media di acqua presente nel corpo umano (65%).

La digestione degli amidi dei cereali è particolarmente onerosa in quando a dispendio energetico e alla fine approderà alla formazione terminale di monosaccaridi (cioè zuccheri semplici, come, per esempio, il glucosio) che troviamo già presenti, pronti ad essere assorbiti senza fatica, nella frutta carnosa e dolce.

Se, invece, si fa riferimento non all'uomo come fruitore di cereali, ma ad altri animali, l'affermazione secondo la quale è corretto l'utilizzo alimentare dei cereali è scientificamente valida. Del resto si è già visto dianzi che per gli uccelli granivori le cariossidi (integre) dei cereali costituiscono cibo adeguato. Lo precisa attenzione! - lo stesso glottologo Pianegiani (prima citato) il quale ci dice che FRUGES con il significato di "biade" si addice "propriamente alle bestie", intendendo evidentemente per "bestie" gli animali non umani e particolarmente gli erbivori, i quali infatti usano le biade come foraggio e per i quali quindi è giusto dire (come, sempre il Pianegiani dice) che "si pascono" di biade.

Poichè questo paragrafo fa parte di un lavoro imperniato sulle proteine nell'alimentazione umana, uno dei punti qualificanti è senza dubbio quello che riguarda le proteine della frutta, che costituirono per millenni l'unico cibo dell'uomo preistorico. L'uomo, però, ad un certo momento del suo passato preistorico divenne carnivoro e la carne, si sa, è un alimento eminentemente proteico, che continua ad essere presente nella comune dieta di gran parte dell'umanità.

Quale abisso tra l'uomo preistorico fruttariano testà descritto e l'attuale uomo carnivoro! perchè l'uomo divenne carnivoro! Cerchiamo di rispondere a questo inquietante interrogativo nel seguente paragrafo.
L'UOMO FRUTTARIANO DIVIENE CARNIVORO.
Dalle proteine della frutta alle proteine della carne.
Ovviamente, nel lunghissimo periodo durante il quale l'uomo si nutrì solo di frutta nella sua patria d'origine, la foresta intertropicale fruttifera, il suo fabbisogno proteico non potà essere coperto altro che dal contenuto proteico della frutta, sull'entità del quale tratteremo in un apposito sottocapitolo.

Cerchiamo invece di capire i motivi dell'avvento del camivorismo nella vita dell'uomo, fatto che ha tutte le caratteristiche di una tragica involuzione, dalla quale prese l'avvio la degenerazione fisiopsichica dell'uomo attuale; anche le modalità con le quali questo evento ebbe a realizzarsi sono degne di attenzione. Ecco perchè è necessario parlarne prima di riprendere il discorso sulle proteine.

Durante la preistoria dell'uomo si verificarono eventi meteorologici e geologici che alterarono profondamente l'ambiente. In particolare vennero alterati i biomi vegetali dai quali l'uomo traeva il proprio nutrimento. Avvennero:

glaciazioni (espansioni dei ghiacciai),

interglaciazioni (ritiri dei ghiacciai e avvento di climi più caldi),

periodi di forte inaridimento climatico (siccità),

periodi di aumenti eccezionali di piovosità (pluviali).

Per l'uomo fu particolarmente importante l'ultima glaciazione, denominata WERM, per la precisione WERM III, dell'era quaternaria (pleistocene). Tale immane glaciazione comportà l'avanzata dei ghiacciai su gran parte delle regioni euroasiatiche, con conseguente distruzione delle foreste e con effetti che si protrassero sino a 10.000 anni fa circa. Ma coeve di tale glaciazione furono le intensissime precipitazioni (pluviali) che si verificarono in Africa; ed anche questi eventi climatici furono gravidi di conseguenze per l'uomo. A tali pluviali fecero seguito delle fasi di calo drastico delle piogge e di conseguente inaridimento del clima. A tutto questo bisogna aggiungere gli effetti della formazione della Great Rift Valley, lungo la quale l'Africa si è come spaccata a causa di un grandioso effetto tettonico, tuttora in corso.

L'insieme di tali eventi provocarono notevolissime riduzioni delle foreste che si trasformarono prevalentemente in savane.

L'uomo fu così costretto a comportarsi come un animale da savana, per sopravvivere, fu costretto a cibarsi di quello che in tale ambiente trovava. Vi trovò le graminacee, piante che richiedono spazi aperti, luce solare diretta, condizioni offerte dalla savana e non dall'ombrosa foresta donde l'uomo proveniva. Ci dice il prof. Marcelle Cornei, illustre studioso, dal quale tanto abbiamo appreso, nel suo "Quaderno della salute": "L'uomo, per derivazione ancestrale, è una scimmia d'ombra: visse per milioni di anni sugli alberi, nell'ombra delle fronde; sceso a terra, poi, vagò per altri milioni di anni nella savana".

Ora, le graminacee (ne abbiamo già parlato) producono frutti secchi, inodori e insapori;

sono, insomma, come dicemmo, cibo per uccelli. Con artifizi l'uomo riuscì, con l'aiuto del fuoco, ad utilizzare queste cariossidi. Ma l'evento più rivoluzionario che occorse all'uomo, comportandosi come un animale da savana, fu il ricorso, a scopo alimentare, alla carne degli erbivori abitatori della savana, divenendo così, per necessità, un mangiatore di carne, sempre però con l'aiuto del fuoco, non potendo mangiare crudi ne le cariossidi dei cereali ne le carni. Senza l'artifizio della cottura e (per i cereali) della molitura, l'uomo non avrebbe potuto diventare ne un mangiatore di carne, ne cerealivoro, giacchè le sue caratteristiche anatomiche naturali (dentatura, ecc.) da sole, non lo avrebbero consentito.

L'impatto con le innaturali deviazioni alimentari (cereali e proteine di cadaveri di animali, peraltro cotti, cioè morti) ebbe, per l'uomo, conseguenze catastrofiche in termini di salute e di durata della vita: il che è comprensibile, dato quello che io chiamo "salto a strapiombo" tra un alimento vivo e vitalizzante come la frutta da una parte e gli alimenti amidacei e carnei, cadaverici e mortiferi, iperproteici come la carne, uccisi e quindi devitalizzati con la cottura, dall'altra.

Reay Tannahill nella sua "Storia del cibo" ci dice che addirittura "durante il periodo dei Neanderthaliani meno della metà della popolazione sopravviveva oltre i 20 anni e 9 su 10 degli adulti restanti morivano prima dei 40 anni".

Fu soprattutto l'avvento del cibo carneo, con il suo contenuto eccessivo di proteine e con la conseguente tossiemia a produrre tali disastrosi effetti sul corpo, ma anche sulla mente degli uomini; non bisogna infatti dimenticare che la carne crea aggressività.

S'è detto prima che anche le modalità con le quali questi eventi così negativi si produssero "sono degne di attenzione". Accenniamone, quindi riferendo, in succinto, quanto a questo riguardo dice James Collier, autorevole antropologo: "In conseguenza dei disastrasi effetti di tali eventi sconvolgenti sul clima e sulla vegetazione, l'uomo non potette più affidarsi ai vegetali per nutrirsi e dovette ricorrere alla carne."

Ma l'uomo è inerme, quindi non è per natura carnivoro, essendo sfornito anatomicamente dei dispositivi atti ad inseguire, uccidere e masticare, crude, le carni degli erbivori. Si pensa pertanto che l'uomo primitivo non sia stato, all'inizio, tanto un cacciatore quanto uno spazzino, che si nutriva delle prede fatte da altri animali veramente carnivori, mancandogli anche la insensibilità necessaria per aggredire ed uccidere con le proprie mani degli animali pacifici e innocenti, oltre che inermi. Forse, adoperando sassi e bastoni, l'uomo riusciva ad allontanare il leopardo dall'antilope uccisa, se ne impossessava e la trascinava al sicuro nel suo rifugio. Tale comportamento è stato chiamato anche "sciacallaggio".

Ma l'uomo non si limità a sottrarre agli animali carnivori parte delle loro prede, ma fu costretto anche, quando non trovava da esercitare tale funzione di sciacallaggio, a cacciare direttamente, forzando la sua naturale non-aggressività, spintovi sempre dalla necessità di trovare i mezzi per sopravvivere. Il prof. Facchini (docente di antropologia all'Università di Bologna) si dice certo che l'uomo preistorico adoperò il fuoco a scopo culinario soprattutto per cuocere la carne. Concorda su tale affermazione anche il prof. Qakiaye Perlès, dell'Università di Parigi.

Ma oggi per fortuna non esistono più le ragioni di forza maggiore che obbligarono i nostri antenati ad alimentarsi con cadaveri di animali per assicurarsi il fabbisogno proteico; pertanto da molto tempo l'uomo ha inserito in misura crescente frutta, verdura e ortaggi crudi nella propria dieta. Occorre però vigilare sempre, per difenderci dall'autentico agguato che le industrie alimentari ci tendono continuamente proponendoci, ricorrendo alla propaganda a mezzo dei mass-media e all'opera nefasta di medici prezzolati, sostanze di dubbia convenienza o addirittura nocive.













L'UOMO NON DISCENDE DALLE SCIMMIE E' stato osservato, circa l'aggiunta di verdure e ortaggi alla frutta, che le tre grandi scimmie antropomorfe (Pongidi) Orango, scimpanzè e gorilla , ritenute comunemente, sui piani anatomico, fisiologico, ematologico, ecc., i più vicini nostri parenti, mangiano, oltre che frutta, anche foglie, gemme, scorze, rametti, radici, sedano selvatico, bambù ed altre erbe. Soprattutto si sottolinea che questo comportamento alimentare si riscontra nel gorilla, che invece da molti fruttariani veniva portato come esempio di animale fruttariano al 100%, come una sorta di archetipo fruttariano: si ritiene, anzi, da alcuni che la frutta partecipi alla dieta del gorilla in minor misura degli altri vegetali sopra citati. Sono invece tutti concordi nel rilevare, nella dieta dei Pongidi, l'assenza di noci (cioè, precisiamo noi, di semi), particolare che sottolineiamo come importante, per quanto appresso si dirà a proposito dei semi e della loro carica proteica.
Quanto sopra viene citato da alcuni per cercare di avvalorare, su un preteso piano scientifico zoologico/evoluzionistico, la necessità dell'aggiunta di verdure ed ortaggi alla frutta anche da parte dell'uomo, cioè, in pratica, per negare la sufficienza nutrizionale di una dieta fruttariana al 100%.

Senonchè coloro che tanto affermano dicono cose scientificamente inesatte e le loro conclusioni sono errate, difettando, tra l'altro, di validi aggiornamenti culturali. Infatti, coloro che "fotocopiando" i comportamenti dei Pongidi (ammesso, ma non concesso che siano quelli che vengono descritti) pretendono di trasferirli all'uomo pari pari, come per un imperativo biologico automatico, sembra che siano rimasti alla famosa e semplicistica (e, potremmo anche dire, infantile) interpretazione di quanto Charles Darwin, nel 1871, scrisse nel suo "The Descent of Man". Si disse, allora, che Darwin sosteneva che "l'uomo discendeva dalla scimmia". Come invece ogni persona con un minimo di cultura biologico/naturalistica sa, Darwin non affermava che l'uomo discendeva da una scimmia antropomorfa.

La verità è, invece, che le grandi scimmie antropomorfe e l'uomo sono organismi contemporanei sì, ma che discenderebbero, però, da un primate, antenato comune, esistito milioni di anni fa e attualmente estinto. Da quello si sarebbero poi originate due distinte linee evolutive, una delle quali avrebbe portato alle attuali scimmie antropomorfe, mentre l'altra avrebbe avuto come termine ultimo l'uomo. Inoltre - ci dice Ralph Cinque, D.C., direttore dell'Hygeia Health Retreat di Yorktown (Texas), nonostante le sue critiche al fruttarismo umano al 100% - "l'uomo non è una scimmia leggermente migliorata, le differenze con gli esseri umani sono considerevoli ed è un errore fare dei paralleli fra i due" (dalla rivista Vie et Action n. 157).

Gli fa eco T.C. Fry, direttore del periodico Healthfui Living, il quale sostiene che consigliare di mangiare verdure perchè contengono elementi nutritivi che non si troverebbero nella frutta è un nonsenso perchè non c'è nelle verdure niente che non sia contenuto, in quantità sufficiente, anche nella frutta.

Una obiezione di natura biochimica avversa all'uso delle verdure è questa: mentre gli erbivori sono provvisti dell'enzima "cellulasi" che consente di convertire la cellulosa contenuta nelle foglie in glucosio, l'uomo è sprovvisto di tale enzima e pertanto non ricava alcuna utilità, almeno per quel che riguarda l'approvvigionamento di glucidi, dal mangiare verdure. Tutto quello che, oltre alla cellulosa, si trova nella foglia e che possa avere un qualche valore nutritivo lo si trova anche nella frutta. Poichè il nostro corpo ha bisogno, per produrre energia, di glucosio, le foglie verdi non sono in grado di dargliene per l'assenza di tale enzima. In definitiva, le verdure possono essere considerate naturali per gli erbivori, ma certamente non per i fruttariani, come l'uomo; inoltre non ci procurano alcuna caloria ed è più l'energia che spendiamo per la loro digestione che quella che se ne ricava.

Si dice che nelle verdure c'è la clorofilla, alla quale si attribuiscono virtà particolari nella nutrizione dell'uomo, ma la clorofilla è una proteina come le altre. Le vitamine, i sali minerali, le proteine ed alcuni acidi grassi presenti nelle foglie si ritrovano anche nella frutta, inoltre nella frutta si trova l'acqua "fisiologica" più o meno nella stessa percentuale con la quale è presente nel corpo umano; non così nelle foglie e meno ancora nei semi.

Fry sposta poi la sua attenzione sul fatto che la maggior parte delle foglie, tra cui quelle che noi mangiamo, sono provviste di veleni protettori della pianta. Tra le foglie più tossiche che noi mangiamo sono da annoverare: il sedano, le bietole, il ravizzone (colza), il rabarbaro, il prezzemolo, il basilico, gli spinaci, la cicoria, la menta, il tarassaco, l'origano, ecc.

Particolarmente tossiche e persino mortali sono le foglie del pomodoro, della patata, della melanzana, del peperone, dell'albicocco, ecc. Financo le foglie della lattuga pare che siano, sebbene modestamente, provviste di sostanze tossiche. La presenza di questi veleni protettori nelle foglie e dei conseguenti rischi tossicologici che si corrono nel mangiarle sono autorevolmente confermati dagli studi specifici fatti dal prof. Bruce Ames, dell'Università di Berkeley, USA. Per contro, la maggior parte dei frutti utilizzati dall'uomo a scopo alimentare sono invece privi di sostanze tossiche.

Anche le notizie relative alla presenza di fogliame ed altre parti di vegetali nella normale dieta delle grandi scimmie antropomorfe, della quale prima si è parlato, sono false. La prima osservazione che si può fare è che noi non possiamo essere condizionati dalla loro condizione attuale, più che non esserlo dagli Esquimesi, dice ironicamente Fry.

Si è detto prima che le grandi scimmie antropomorfe non mangiano semi, comunemente indicati come "noci". Ora, per quanto riguarda l'uomo, possiamo dire che le noci non solo non sono necessarie, ma addirittura sono dannose, contenendo un fattore antinutrizionale, un antienzima, che ostacola la loro digestione da parte di altri enzimi. E' chiaro che i semi hanno lo scopo di dare vita a un nuovo essere vivente e non sono certo destinati ad essere distrutti dall'azione trituratrice dei denti dell'uomo prima che dai suoi succhi digestivi. La Natura non ha prodotto i semi per nutriire l'uomo, per altro sono troppo proteici e possono, a causa proprio di tale eccesso di proteine, provocare danni alla salute umana. Infine, contenendo pochissima acqua, sono inadatti anche per questo a costituire un cibo adeguato alle esigenze umane.

Per l'uomo che si trovasse in uno stato di natura, senza apparecchi per cucinare, disponendo solo del suo corpo, senza attrezzi di nessun tipo, la frutta è la sola cosa che prenderebbe, rifiutando erbe, cereali, radici e tuberi; naturalmente rifiuterebbe, essendone incapace di catturare, uccidere e mangiare altri animali oppure di berne il latte.

La frutta, in sostanza, costituisce un alimento naturale, che, comparso quando comparve, l'uomo, fu chiaramente destinata dalla Natura, simbioticamente, a nutrire in modo ottimale l'uomo.

Quando si afferma che la frutta, utilizzata come unico alimento, provoca un sovraccarico di zuccheri, si trascura il fatto che a tale eccesso contribuisce (e non potrebbe essere altrimenti) anche l'alimento amidaceo che ingeriamo (pane, pasta, riso, polenta, ecc.) e che ha, come destino finale della sua digestione, appunto, monosaccaridi (zuccheri semplici); questo eccesso di amidi nella propria dieta è comunemente indicato con il termine "amidonismo".

Riprendiamo il discorso sulle grandi scimmie antropomorfe per esaminare più approfonditamente la loro dieta. Ebbene, si è potuto accertare che l'orango può restare fino a tre mesi di seguito sugli alberi, senza mai scendere al suolo e nutrendosi pertanto solo della frutta prodotta dagli alberi. I gorilla vengono giustamente definiti da Fry "macchine che vanno a foraggio e macchine per defecare" in quanto la loro giornata è mediamente costituita da 14 ore dedicate a riposare e defecare e 10 ore circa dedicate alla ricerca ed ingestione di cibo. George B. Schaller ha fatto notare che essi mangiavano foraggio in una quantità giornaliera pari al 10% del loro peso, soprattutto sedano selvatico. Ne si capisce come possano elaborare tutti questi vegetali se si tiene presente che i gorilla, come del resto l'uomo (e ne abbiamo parlato) non secernono la cellulasi, che è l'enzima necessario alla trasformazione della cellulosa in uno zucchero semplice. Evidentemente questa grossa massa solo parzialmente digerita di vegetali stimola egregiamente la peristalsi provocando la pressochè continua defecazione. Ma Schaller ha approfondito la cosa ed ha potuto così appurare che, quando arrivava la stagione di certa frutta, i gorilla non toccavano più il foraggio, ma si alimentavano unicamente di quella frutta, fin che ce n'era.

Ed è ancora Schaller, primatologo di grande fama, che ci riferisce di un esperimento fatto allo zoo di San Diego, dove i gorilla, se veniva loro somministrata frutta in abbondanza, non mangiavano più il foraggio; insomma il gorilla, messo in condizioni di scegliere tra foraggio e frutta, non manifesta dubbi e sceglie la frutta. Che cosa significa ciò? Significa che il suo cibo naturale, non è il foraggio, ma la frutta. Certo, anzichè patire la fame si mangia qualunque cosa. Così, del resto, fecero i nostri progenitori quando, passando dalla foresta, e dall'alimentazione fruttariana che questo bioma consentiva, nella savana, dove non esistono alberi da frutta, per non soccombere divennero cerealivori e mangiatori di carne, con l'aiuto del fuoco.

E della terza scimmia antropomorfa cosa c'è da dire? Dello scimpanzè si dice che mangia molte cose e forse ciò è vero in condizioni di cattività, situazione innaturale, che determina sconvolgimenti comportamentali notevoli, che possono influire anche sugli orientamenti nutrizionali.

E' bene, quindi, dare validità alle testimonianze di ricercatori o studiosi che ne hanno osservato attentamente la vita, quando questa viene trascorsa in libertà; per lo scimpanzè nessuna persona può saperne di più di J. Goodall, etologa primatologa che ha trascorso trent'anni tra loro, la quale ha constatato che se gli scimpanzè dispongono di banane in abbondanza, mangiano solo questi frutti e niente altro (sino a 40-50 la volta).

Come si vede, i comportamenti alimentari delle 3 grandi scimmie antropomorfe, che molti ritenevano accreditassero la insufficienza di una alimentazione fruttariana al 100% (e quindi il ricorso obbligato ad altre parti più o meno tenere di vegetali), in realtà, da quanto si è detto in quest'ultima parte del presente stelloncino, documentano proprio il contrario e cioè che queste scimmie, quando sono libere di scegliere il loro nutrimento naturale, si nutrono da animali fruttariani al 100%. E non c'è bisogno di estrapolare questo comprovato fruttarismo dei Pongidi applicandolo all'uomo perchè per quest'ultimo fa fede l'istinto dei bambini, quando non è ancora pervertito.

Dicemmo, nel 5° stelloncino di questo paragrafo che all'uomo non si addicono cibi ad alto contenuto proteico, come, per esempio, derivati del latte, semi, uova, legumi, ecc., per non parlare della carne. Peraltro, molte di queste proteine andrebbero sprecate in quanto l'organismo espelle, indigerite, con le feci una buona parte di queste proteine (quelle che non riesce ad espellere in questa maniera, se sono ancora eccessive, cercherà di deaminarle trasformandole in composti ternari, cioè in zuccheri e grassi e poi ancora, se neanche ciò basta, se ne sbarazzerà mediante un lavoro straordinario del fegato e dei reni).

Dobbiamo ora tornare a parlare di questi cibi ad alto contenuto proteico, intanto per ricordare, se ce ne fosse ancora bisogno, che la frutta è da escludere dal novero dei cibi ad altro contenuto proteico e che anche questo fatto contribuisce a renderla atta all'alimentazione umana. Ma se ora torniamo a parlare di questo argomento è per evidenziare un altro fatto di notevole importanza e cioè una scoperta del già citato prof. Max Rubner, dell'Università di Berlino, il quale la rese pubblica a Lipsia, in un Convegno scientifico, con una memoria riguardante i risultati delle sue ricerche sulle proteine (che poi lui espose nel suo libro "Volksemahrungsfragen", in italiano: "Questioni relative all'alimentazione della popolazione"). Il succo di questa scoperta è che il grado di utilizzazione delle proteine di un determinato alimento è tanto più grande quanto più modesta è la percentuale di proteine che quell'alimento contiene.

Questo studioso dimostrò, per esempio, che un chilo di patate costituisce un cibo relativamente assai più nutriente di un etto di carne o di formaggio perchè l'organismo umano riesce ad utilizzare dalle patate una quantità di proteine sette volte maggiore di quelle che utilizzerebbe mangiando carne o formaggio, in quanto le proteine di un etto di carne o di formaggio sono concentrate, mentre la stessa quantità di proteine è nelle patate diffusa in una massa di dieci etti.

La stessa cosa vale per le mele, che sono molto nutrienti in quanto le loro relativamente scarse proteine (0,35%) sono utilizzate al 100%. Come è facile capire, questa scoperta di Rubner costituisce una ennesima e valida motivazione scientifica del fruttarismo.


TUTTI I VEGETALI CONTENGONO PROTEINE Tutti i vegetali, anche i più negletti e poco noti, contengono proteine, nessuno escluso: questo è un punto fermo, che occorre tenere sempre presente.

Diversi studiosi di vegetarismo sostengono essere sempre necessario integrare la frutta con altre parti tenere e succose di vegetali, sempre crude e fresche, sia pure in pasti separati, cioè con: radici (carota, rapa, sedano-rapa, barbabietola rossa), ricettacoli floreali e base delle brattee (carciofo), foglie, gambi e germogli (lattuga, cicoria, sedano, spinacio, cavoli di vario tipo), turioni (asparago, finocchio), infiorescenze e gambi (cavolfiore, broccoli di vario tipo), bulbi (cipolla), ecc. (tutti questi vegetali sono comunemente chiamati "ortaggi" in italiano, "lègumes" in francese).

Elenchiamo ora i più comuni frutti carnosi con i relativi contenuti proteici, in percentuale:

albicocca................................................. 0,8
anguria.................................................... 0,9
arancia.............................................. 0,9-1,3
avocado.................................................. 2,6
banana.................................................... 1,4
cetriolo................................ .................. 0,9
ciliegia ................................................... 1,2
dattero ................................................... 2,2
fico ........................................................ 1,5
fico d'India.............................................. 0,8
fragola.................................................. 0,95
kaki ...........................................................1
lampone ................................................. 1,4
limone .....................................................0,9
mandarino.................................................. 1
mela ..................................................... 0,35
melone ................................................... 1,3
mora......................................................... 1
nespola................................................. 0,45
peperone ................................................ 1,2
pera .........................................................0,6
pesca ...................................................... 0,7
pomodoro................................................ 1
prugna.................................................... 0,8
uva ..................................................... 1-1,4
zucchina................................................. 1,5
media: 28,75/26 =1,1%


Ed ecco le percentuali di proteine presenti negli ortaggi più comuni, limitatamente a quelli che si possono utilizzare crudi:

asparago.................................................. 1,8
barbabietola............................................. 1,2
barbabietola rossa..................................... 1,6
carciofo.................................................... 2,4
cavolfiore................................................. 2,6
carota...................................................... 1,2
cicoria...................................................... 1,6
cipolla...................................................... 1,4
cavolo verza............................................. 3,3
cavolo rosso.............................................. 1,9
finocchio................................................... 1,9
lattuga e simili.......................................... 1,3
pastinaca.................................................. 1,7
porro........................................................... 2
ravanello .................................................... 1
sedano (foglie/gambi)................................. 1,3
sedano-rapa.............................................. 1,5
spinacio.................................................... 2,2
media: 31,9/18 = 1,78%


Sarebbe, a questo punto, errato fare conclusivamente la media aritmetica tra il contenuto proteico medio della frutta e quello degli ortaggi per ricavare direttive alimentari pratiche. Tale calcolo darebbe 1,44 [(1,1 + 1,78)/2] e sarebbe valido se la nostra alimentazione fosse costituita per il 50% da frutta e per il 50% da ortaggi. Occorre invece dare netta preponderanza alla frutta, che è il principe dei nostri alimenti perchè fu il cibo primigenio dell'uomo, quello con il quale il corpo umano si è forgiato. Dando invece in giusta misura la prevalenza alla frutta, in media la carica proteica dei cibi che dovrebbero essere utilizzati dall'uomo si attesta su 1,3% circa. Tale percentuale è largamente sufficiente, anzi superiore (sempre in media, che è quel che conta) al fabbisogno dell'uomo, specie dopo il completamento dello sviluppo, cioè dopo il 24° anno di età. Del resto, ciò è comprovato dal fatto che i fruttariani non soffrono di alcuna carenza e non hanno problemi di salute. Naturalmente i risultati dei calcoli sopra riportati non sono da prendere, "alla virgola" o al centesimo, ma vogliono avere, ed hanno, un valore orientativo generale e soprattutto vogliono offrire, ed offrono, una prova della continuità nutrizionale tra il latte materno e la frutta. A proposito dell'ottimale validità nutrizionale del fruttarismo potremmo dilungarci a riportare autorevoli opinioni, altri fatti, altre argomentazioni scientifiche per dimostrare tale validità, che garantisce all'uomo fruttariano il godimento di una piena salute fisio-psichica: ma su tutto l'abbondante apporto probatorio che così raccoglieremmo dominerebbe la prova-base, la più incontestabile, già da noi prima evocata, ma che tuttavia torniamo ad evocare: nella foresta, patria originaria dell'uomo, questi visse in perfetta salute, sugli alberi fruttiferi, per milioni di anni, alimentandosi di frutta e - sostengono ipoteticamente alcuni studiosi, come Lovewisdom - anche di altre parti tenere di vegetali.

Molto probabilmente il lettore si chiederà che bisogno c'è di dimostrare che la carica proteica del latte materno è la stessa (o presso a poco) non solo di quella della frutta, ma anche quella dei cosiddetti ortaggi. Non s'è detto che l'uomo preistorico viveva sugli alberi fruttiferi nutrendosi solo di frutta? Insomma, la sola frutta è sufficiente o no ad alimentare l'uomo? Cerchiamo di rispondere qui di seguito a tali interrogativi.

Si è già accennato in precedenza che secondo alcuni studiosi la frutta andrebbe integrata con altre parti tenere e succose di vegetali; condividiamo tale opinione, ma Poichè condividiamo anche la tesi di Cornei, Tallarico, Carquè, ecc., che cioè i nostri più antichi progenitori arboricoli si nutrivano "solo" di frutta, siamo tenuti a spiegare questa nostra apparente contraddizione.

Anzitutto, la frutta che i primi uomini mangiavano da arboricoli nella foresta intertropicale era, in quanto a capacità nutrizionale, enormemente superiore a quella di oggi esistente. La frutta d'oggi è infatti il risultato di migliala di anni di frutticoltura che, dovendo commerciare con i prodotti della terra, lo fa utilizzando dei criteri di produzione della frutta basati su:

rendimento della pianta

colore

taglia

gusto

struttura

conservabilità

facilità di raccolta

sicurezza e continuo incremento del profitto.

Insomma la produzione odierna di frutta è profondamente artificiosa, mentre la frutta che nutriva l'uomo preistorico era il prodotto del libero giuoco delle forze vitali dell'aria, del suolo, delle arcane forze della natura, era figlia della luce, scrigno di energia solare, viva e vitalizzante, non cresciuta sotto lo stimolo anormale dei concimi chimici, dei diserbanti, degli anticrittogamici, i cui residui rendono oggi talora la frutta financo pericolosa per la nostra salute. c'è un abisso, dunque, tra la frutta che nutrì i primi uomini e la frutta d'oggi. L'uomo odierno a dire il vero comincia a rendersi conto che la frutta nutre poco e male e ha perduto i sapori della frutta "antica" di cui si sente la mancanza. Ed ecco sorgere, allora, iniziative tipo "archeologia dell'albero da frutta", "banche del seme", e soprattutto coltivazioni biologiche. Un esempio: la pera cosiddetta "spina" è la "pera antica", bitorzoluta, contorta, decisamente brutta se guardala con l'occhio dell'esteta tradizionalista per il quale la pera, quella addomesticata, deve avere la forma classica e basta. In Italia di alberi di pere "spina" ne restano ormai pochi, destinati a sparire perchè la gente vuole pere "belle" di parvenza e non nodose e brutte:

anche se poi chi le assaggia rimane estasiato per il loro sapore, ormai non più riscontrabile nelle pere "moderne", frutto di cultivar, incroci, innesti, manipolazioni genetiche, fitonnoni, ecc.. Lo stesso discorso vale per molte varietà di mele in via di scomparsa, come le mele "zitelle", per esempio.

Deciso scadimento quindi, del valore nutrizionale della frutta moderna nei riguardi della frutta "antica" e quando diciamo "antica" ci riferiamo appena ad un secolo fa o già di là; ma a misura che andiamo a ritroso nel tempo la differenza si fa, ovviamente, sempre più marcata, tanto che riesce difficile solo immaginare quale potenza nutrizionale riservasse la frutta che servì alla nutrizione e alla crescita delle primissime generazioni dell'uomo arboricolo e fruttariano.

Abbiamo detto sopra che la gente ha cominciato a capire che la frutta odierna, nonostante che continuiamo ad essere da essa attratti, non solo nutre poco ma nutre anche male. Qui appresso spieghiamo perchè.

Per effetto dei trattamenti e delle selezioni che l'uomo, come abbiamo prima accennato, applica in agricoltura e particolarmente in frutticoltura, la frutta prodotta è caratterizzata soprattutto da un eccessivo tenore di zuccheri. Ora, è vero che il nostro organismo funziona proprio grazie allo zucchero, ma è anche vero che lo zucchero, come qualsiasi altro alimento, per essere assimilato, deve trovarsi associato con vitamine, specialmente quelle del gruppo B, minerali, aminoacidi ed altri elementi nutritivi, con i quali costituisce un fitocomplesso equilibrato ed armonico.

L'eccesso di zucchero oggi riscontrabile nella frutta crea invece squilibrio e disarmonia, per cui l'organismo non è in grado di utilizzare tutto lo zucchero presente nella frutta: ecco perchè si disse che la frutta d'oggigiorno fa correre il rischio di nutrire "anche male". Come ovviare a questo squilibrio? Includendo nella nostra dieta una consistente quantità di alimenti non zuccherati, in particolare verdure crude ed ortaggi vari, che forniscono in abbondanza vitamine, minerali ed aminoacidi essenziali, indispensabili per ottenere una nutrizione equilibrata.

L'aggiungere verdure ed ortaggi alla frutta, anche se questa rimarrà quantitativamente preponderante, è, quindi, un "corrrettivo"? Certamente, è un utile correttivo. Naturalmente, sia la frutta che le verdure e gli ortaggi, per conservare la loro efficacia nutrizionale, devono essere consumati crudi ed è anche buona norma utilizzarli in pasti separati. Ma aggiungiamo subito che si tratta di un correttivo "temporaneo" e qui di seguito spieghiamo perchè diciamo che è temporaneo.

Abbiamo visto - riassumiamo - che la frutta odierna, rispetto alla frutta che nutrì l'uomo preistorico, difetta di potere nutrizionale (e si cerca nell'attuale processo, in atto, di riavvicinamento alla natura, di coltivarla biologicamente, come rimedio primo), ma eccede, invece, in contenuto di zuccheri (glucosio/fruttosio) (e si cerca di ovviarvi proponendo di accompagnarne il consumo con ortaggi, che potranno, così, partecipare all'approvvigionamento di proteine). Poichè, come è evidente, si tratta di una situazione, quella attuale, "in movimento", a misura che progredirà l'agricoltura biologica, migliorerà anche la qualità della frutta attuale, i cui lati negativi (eccessi e difetti sopracitati) si attenueranno gradualmente e alla fine scompariranno.

Ovviamente, quando la frutta riacquisterà totalmente le caratteristiche che permisero il pieno affermarsi dell'uomo preistorico arboricolo e fruttariano, cesserà il bisogno o la semplice convenienza di ricorrere agli ortaggi e l'uomo tornerà ad essere fruttariano al 100% e sarà quello un grande giorno, che riteniamo non troppo lontano, dato l'incoraggiante crescente interesse per questo così importante problema

UN SAGGIO SULLA GUARIGIONE


Quando arriva la malattia, viene immediato pensare di curarsi al fine di guarire. Quella che sarebbe un'anomalia, la malattia, è diventata la norma. E' un'attualità, se ne parla continuamente, e si parla delle cure, delle ricerche, dei cuori di plastica, delle protesi al titanio, dei trapianti, dei nuovi farmaci, dei vaccini, ci sono associazioni per ogni categoria di malati, business della malattia, lobbies delle case farmaceutiche, politica, governo e opposizione.

Eppure le persone continuano ad essere malate, le malattie aumentano, le cure aumentano, le complessità aumentano, le spese aumentano ma praticamente i successi sono zero, se consideriamo come evidenza di successo non la scomparsa di sintomi ma la risoluzione della loro causa.

La quantità e la qualità di risultati che si ottengono in un determinato campo dipendono dalla presenza o assenza di errori in quel campo. Più errori sono presenti, minori saranno i risultati e viceversa.

Per errori si intendono concetti sbagliati, teorie fallaci, strumenti e attrezzature non funzionali, personale incompetente, linee di condotta corrotte e tutto quanto di non desiderabile.

Possiamo dire che in un campo in cui la qualità e la quantità dei risultati è elevata, gli errori sono ridotti al minimo.

Se prendiamo in considerazione il campo dell'informatica, includendo sia il software che l'hardware, possiamo dire che c'è un continuo miglioramento molto veloce i prodotti sono tantissimi e di elevata qualità, ottenuti a prezzi relativamente bassi. Significa che i concetti fondamentali sono corretti, la tecnologia è valida, gli strumenti e le attrezzature sono validi, il personale è competente, il management sa dove vuole arrivare e sa come arrivarci. C'è un know how, basato su teorie comprovate e funzionale, applicabile per ogni particolare esigenza.

Se valutiamo la medicina sulla base dei risultati, possiamo affermare con certezza che in quel campo c'è una grande quantità di errori.

Errori in Medicina
La scienza medica afferma che le malattie sono causate da virus, germi, batteri, insomma dei microrganismi.

Dico “afferma” perché non ritengo che tutti gli addetti ai lavori “credano” che i microbi siano causa di malattia, ma affermare e diffondere questa falsa teoria permette di mantenere un sistema consolidato che coinvolge molteplici lucrose attività.

Per far questo sostiene e appoggia la “teoria dei germi” elaborata da un ciarlatano di nome Pasteur. In pratica, uccidendo i microbi presenti in un'area malata, la malattia cessa.

Questo infatti è quanto appare, ma non è tutta la verità.

E su questa teoria fallace ancora si fonda la medicina moderna. Nessuna meraviglia che non ottenga risultati.

Leggi l'intera storia: "La teoria dei Germi"

Definire la malattia
Per dare una spiegazione è necessario definire “Malattia”

Secondo la medicina ortodossa è qualsiasi alterazione dello stato fisiologico in una determinata area del corpo.

Queste alterazioni producono delle sensazioni indesiderabili che sono definite sintomi

Quando serie di sintomi appaiono in una determinata area del corpo viene a loro dato un nome di una malattia.

La cura per la malattia di solito è farmacologica, per mezzo di sostanze chimiche tossiche che sopprimono i sintomi. Nel peggiore dei casi, come per la chemioterapia per i tumori, oltre ai sintomi spesso la “cura” poi sopprime anche il paziente.

Definizione di malattia
La malattia è una etichetta che viene data a una serie di sintomi. Un sintomo è la manifestazione del processo di espulsione di tossine messo in atto dall'organismo per disintossicarsi.

Fin dalla nascita il corpo umano si impegna per eliminare ogni sostanza tossica che possa alterare il suo stato di salute ottimale. Quando questo processo di disintossicazione è in atto, l'espulsione delle tossine provoca dei sintomi. Il medico chiama questi sintomi malattia e si dà un gran da fare per sopprimerli. In pratica si impegna duramente per fermare il processo di disintossicazione, al fine di far sparire i sintomi, e chiama questo “curare la malattia”.

La maggior parte dei medici sono convinti di fare la cosa giusta, avendo subito la programmazione messa in atto nelle varie facoltà.

La malattia in se è un'astrazione, una classificazione di sintomi. Il modo corretto di far sparire un sintomo consiste nel portare a termine il processo di disintossicazione. Il processo termina quando le tossine che disturbano la salute del corpo sono state eliminate.

Il processo di disintossicazione
Il corpo non smette mai di disintossicarsi. Anche quando viene ostacolato continua a farlo fino alla morte. Manifesta i sintomi disintossicandosi, se questi vengono soppressi con dei farmaci, che altro non sono se non sostanze tossiche, cercherà di eliminarli, per poi ritornare al gradino precedente, cercando di risolvere ogni emergenza. Se gli serve energia per disintossicarsi, non esiterà a togliere quella che ti serve per svolgere altre attività, ti farà venire sonno o ti farà sentire debole per costringerti al riposo, per ricuperare l'energia che gli serve per ripararsi.

Che tu sia consapevole o meno il processo di disintossicazione è sempre in atto, e ha successo nel suo lavoro meno glielo impedisci.

La maggior parte degli stili di vita adottati oggi non consentono un facile lavoro agli organi coinvolti nei processi di disintossicazione. Le cure mediche farmacologiche aggravano la situazione.

Deduzioni errate della medicina
Sugli accumuli di tossine c'è un gran movimento di microrganismi che vivono nutrendosene in pratica scomponendoli rendendo facile la loro eliminazione. Questo processo fa apparire dei sintomi di diverso genere, infiammazione o infezione, per esempio.

La medicina ortodossa uccide con dei farmaci i microrganismi e i sintomi scompaiono, ma essendo rimaste le tossine, altri microrganismi faranno la loro comparsa e tutto ricomincia da capo.

Faccio sempre l'esempio che segue per spiegare la differenza fra la cura di una “malattia” e la mera soppressione dei sintomi.

Supponiamo che in un angolo di un cortile ci sia un mucchio di immondizia maleodorante, sul quale prosperano dei topi. Si decide di eliminare i topi, ma dopo un po' altri topi arrivano e si decide di eliminare pure quelli.

Alla fine qualcuno decide di eliminare il mucchio di spazzatura e i topi se ne vanno, non trovando più nulla di loro gradimento. Quest'ultima è la vera soluzione. Se elimini gli accumuli di tossine i germi non troveranno nulla su cui vivere e proliferare e la “malattia” cessa.

Ma la vera soluzione non solo risolve definitivamente la malattia ma pone in serie difficoltà il business della malattia.

Non essendoci più germi e virus da incolpare, i farmaci diventano inutili.

Come accumuliamo tossine
Se nel nostro corpo ci sono tossine, in un modo o nell'altro le abbiamo introdotte o sono il prodotto di sostanze e alimenti in fermentazione, sempre da noi introdotte.

Ho fatto un articolo specifico a riguardo e ripropongo un estratto:

Il corpo umano s'intossica o viene contaminato sia da sorgenti esterne (esogene) che da sorgenti interne (endogene). Le sorgenti esterne più comuni di intossicazione trovano la loro strada tramite:

inalazione (fumando, inquinamento atmosferico, materiali da otturazione dell'amalgama dentale, costruzioni fatte con materiali insalubri),
ingestione (additivi chimici nei cibi, prodotti chimici nell'acqua, droghe e farmaci),
iniezione (vaccinazioni, iniezione di farmaci vari, tatuaggi),
assorbimento (prodotti chimici dai tessuti sintetici, vernici, plastica, antiparassitari e fertilizzanti chimici spruzzati sui prati)
irradiazione (raggi X, impianti ad energia nucleare, test di bombe varie, residui delle miniere di uranio, telefoni cellulari e ponti ripetitori, monitor dei computer e apparecchi televisivi, forni a microonde, centrali elettriche e trasmissioni radiotelevisive tradizionali e via satellite).
Le sorgenti interne di intossicazione sono costituite da fermentazione, dal cibo consumato non digerito che imputridisce e irrancidisce, e da disidratazione, denutrizione, e pensieri e emozioni negative. Questa tossicità endogena può anche essere causata dagli effetti di tossine esogene che contribuiscono alla denutrizione e all'inibizione della digestione a causa dei danni che arrecano al sistema nervoso, al sistema immunitario, e al sistema enzimatico.

Ci sono 70.000 sostanze chimiche che sono utilizzate nella produzione commerciale negli USA. L'EPA (Agenzia per la Protezione Ambientale) ha classificato 65.000 di loro come potenzialmente, se non sicuramente pericolose per la salute umana. Più di 6.000 nuove sostanze chimiche vengono sottoposte a test negli USA ogni settimana! Tremila sostanze chimiche sono state identificate come additivi, volutamente aggiunte al cibo e più di 700 nell'acqua potabile. Durante la lavorazione e il confezionamento del cibo, più di altri 10.000 composti possono diventare parte integrante di molti cibi utilizzati comunemente.

Sembra che uno dei sintomi principali di intossicazione chimica sia il collasso delle funzioni immunitarie, che favorisce tutti i generi di sintomi nel corpo. Un altro sintomo principale sono i danni al sistema nervoso e il nervosismo.

(Qui trovi l'intero articolo: La Disintossicazione Naturale)

Come ripulire il corpo dalle tossine
Essendo le tossine che avvelenano il corpo e producono tutta una serie di disturbi e cattivi stati di salute, dal più leggero al più grave, viene ovvio che il passo da fare è di liberarsene.

Il “Sistema di Guarigione della Dieta Senza Muco” del prof. Arnold Ehret è il modo migliore per farlo in quanto non si tratta di una mera dieta, ma di un sistema completo che include l'apprendimento di conoscenza fondamentale, di metodo di applicazione che include l'approccio graduale, il debug quando necessario, la transizione da uno stile alimentare errato deleterio a uno sano che ripulisce il corpo, lo nutre e permette di acquisire la salute perfetta.

Oltre a questo ci sono prodotti di ultima generazione che ripuliscono il corpo a livello cellulare, da usare come coadiuvanti del sistema. Vedi questo articolo:

Nutrizione Cellulare

Ma non è finita qui
A questo punto sembrerebbe che siamo arrivati alla conclusione dell'articolo, in cui potrei dire che essendo le tossine la causa dei disturbi, abbiamo un sistema con la dieta che ripulisce, bene fai la dieta e rimettiti in buona salute.

Purtroppo non è sempre così semplice. A volte succede che si faccia la dieta con zelo, si scelgono i cibi migliori, ma i progressi sono accompagnati da regressi e abbandoni.

Ehret ha prospettato la possibilità che alcuni, dopo aver letto il libro, “faranno la dieta” per una settimana, confonderanno i sintomi della disintossicazione per qualcosa di negativo e abbandoneranno pensando che non faccia per loro.

Ci sono però delle persone che si impegnano veramente, fatto il meglio possibile per disintossicarsi, ma ancora i risultati non sono soddisfacenti. Per spiegare cosa succede è necessario esaminare l'essere umano nella sua interezza.

L'Essere Umano
L'uomo è un essere spirituale che usa una mente per dirigere un corpo per manifestare il suo pensiero nell'universo fisico.

Abbiamo quindi:

L'essere spirituale (cioè tu)
una mente (la tua mente)
un corpo (il tuo corpo)
Lo schema è molto semplificato, nella mente ho incluso volutamente gli aspetti energetici dei campi intorno al corpo fisico per non cadere in complessità inutili ai fini del soggetto di questo articolo.

Le tre parti che costituiscono l'essere umano devono essere perfettamente funzionanti perché possa essere dotato di una salute perfetta.

Una concentrazione su una o due parti a discapito di altre porta a risultati parziali o non duraturi.

Se una persona si concentra solamente sull'aspetto mentale e trascura il corpo, sebbene possa raggiungere una conoscenza profonda, non sarà in grado di renderla operativa se trascura il corpo.

La sua conoscenza sarà accademica, sa molto del mondo delle energie e dello spirito, potrà fare dei discorsi interessanti e profondi, ma non potrà manifestare poteri particolari come ci si aspetta.

Lo stesso chi si concentra solo sul corpo, vuole la salute fisica a tutti i costi, la bellezza del corpo, fare il miglior sesso e tutto quanto è correlato con il corpo. La mente in questo caso viene usata per trovare soluzioni pratiche per il miglioramento fisico e la salute del corpo.

Chi si impegna solo sugli aspetti spirituali, ma trascura il corpo, si perderà nei meandri dei mondi immateriali senza contatto con la realtà e spesso crederà di aver raggiunto elevati livelli spirituali quando invece sta inseguendo delle illusioni.

Il lavoro va fatto su tutti i piani in maniera bilanciata. Un corpo disintossicato ci darà anche una mente più agile che ci permetterà di raggiungere gli obiettivi spirituali.

Lo scopo della vita umana
Molti non si sono mai chiesti che cosa ci stanno a fare su questo pianeta. Ognuno di noi lo sa, ma molti lo hanno dimenticato. Di certo molti stanno portando avanti scopi che non hanno a che fare con il motivo per cui siamo sulla terra.

Ma solo portando avanti lo scopo per cui si è sulla terra appaga veramente. Gli altri scopi secondari possono darci soddisfazioni, ma accompagnate da una sottile insoddisfazione che ci spingere a cercare senza fine qualcosa che ci soddisfi, spesso anche cose che alla fine non portano altro che ulteriore sofferenza.

Che tu sia un affermato banchiere, un panettiere, un insegnante, o svolgi qualsiasi altra professione, arte o mestiere, gli scopi che appartengono a tali ruoli sono scopi di sussistenza, che ti permettono di vivere mentre porti avanti lo scopo ultimo della vita sulla terra.

Lo scopo per cui ognuno è sulla terra e quello di realizzare il vero sé. Per fare questo è necessaria una coordinazione fra le parti che costituiscono l'essere umano.

Occupandosi del corpo mantenendo uno stile di vita adeguato, mantenendo emozioni e pensieri positivi, eliminando quelli negativi e intendendo portare avanti lo scopo primo della vita, la realizzazione del vero sé, la completa e perfetta salute può essere raggiunta.

Diversamente solo parziali e temporanei risultati sono ottenibili.

Naturalmente tutto questo può essere accettato, messo in discussione, o rifiutato, ma questo è il modo in cui si raggiunge la salute perfetta.

LA DIETA SENZA MUCO


Il Libro:
Il Sistema di Guarigione della Dieta Senza Muco
di Arnold Ehret - tradotto da Luciano Gianazza
Ciò che è semplice e ovvio per natura ha assunto le proporzioni dell'incredibile per l'uomo moderno. Ha perso la fiducia nei suoi propri sensi e la fede ed ora si è perso nel labirinto delle Teorie Scientifiche.

L'arte sta ritornando alla semplicità e quindi può ricuperare la vera bellezza. Speriamo che anche noi possiamo ritornare alla genuina e veritiera comprensione. La verità è e deve essere semplice, in modo da poter essere compresa direttamente senza elaborati schemi di prove. Anche se non avessimo fede, la verità porta a semplici, ordinarie soluzioni, come Goethe aveva precedentemente fatto notare.

Questo libro è stato scritto per chi cerca la verità da ogni fonte possibile. Possa essere utile specialmente a chi è ammalato e possa ispirare chi è preoccupato per la perdita della giovinezza o per i segni dell'invecchiamento.



Il Prof. Arnold Ehret, Originatore e Maestro del Sistema di Guarigione della Dieta Senza Muco nacque il 27 Luglio 1866.
Il fatto che soffrisse di una malattia dichiarata incurabile da eminenti medici di quel tempo e una sentenza di morte che gli fu messa davanti agli occhi, servirono solo a risvegliare lo spirito indomabile che più tardi risultò essere la caratteristica prominente di questo magnifico uomo.

La sua risolutezza nel curare se stesso ebbe così tanto successo che fu praticamente forzato dai suoi sfortunati simili sofferenti ad aiutarli a riguadagnare la salute. La vasta conoscenza sul soggetto della salute é stata acquisita da Ehret per diretto contatto con migliaia di persone sofferenti che guarirono nella sua clinica, molti dei quali da cosiddette malattie incurabili.

La Dieta Senza Muco è anche una dieta per chi è sano e vuole restare tale. I principi che si apprendono se applicati ci permettono di avere una vita attiva ed energica, libera dagli avvelenamenti a cui tutti purtroppo in maggior o minor misura siamo oggi soggetti.

La medicina odierna non si rivolge veramente alla prevenzione delle malattie, altrimenti raramente saremmo ammalati. Nonostante predichi che prevenire è meglio che curare, di fatto non previene gran che. Vengono fatte prove cliniche per diagnosticare poi che uno ha il diabete, il cancro, il colesterolo alle stelle. La maggior parte degli interventi della medicina tradizionale avvengono a cose fatte. Manca l'educazione della prevenzione, e si interviene quando si ha il sistema immunitario a pezzi, quando l'obesità comincia a riguardarci da vicino, la costipazione è ormai un nostro problema.

Oggi si parla di bulimia, che vuol dire intossicazione da cibo che porta ad un abnorme desiderio di cibi spesso terribilmente dannosi per l'organismo. Si diventa poi obesi, si hanno fastidi localizzati nelle aree dove risiedono i principali organi. E' chiaro che se abbiamo dei fastidi il cibo deve avere una relazione con lo stato alterato di salute. Se mettiamo la sciacquatura dei piatti nel serbatoio della nostra auto, non so quanti chilometri faremo. Non è il carburante adeguato. Lo stesso avviene con il nostro corpo, che è una macchina, molto sofisticata ma pur sempre una macchina.

I nostri esperti non sanno gran che sull'alimentazione, perchè il suo studio non è parte essenziale della dottrina scientifica dominate della medicina che prescrive la pillola specifica per ogni sintomo. Quindi quando danno consigli spesso ci troviamo dalla padella nella brace se li seguiamo. Ma la cattiva alimentazione porta a una graduale alterazioni delle funzioni degli organi, fino a che uno si trova davvero nei guai, e deve ora trovare una soluzione.

A chi rivolgersi? Dallo specialista della medicina tradizionale, per poi tornare a casa con il pacchetto di medicine? O diventiamo vegetariani o vegani e non mangiamo più quello o quell'altro cibo?

Molti non si fanno queste domande, continuano imperterriti e poi si stupiscono perche ora hanno il cancro, o un tumore piuttosto che il morbo di Alzheimer. Senza contare la depressione, l'ansia e altri disturbi ritenuti mentali, spesso anche causate da cattiva alimentazione. E' difficile non essere depressi quando non si è in buona salute.

Oggi abbondano le diete. Abbiamo l'osannata dieta mediterranea e l'obesità in aumento. Qualcosa non quadra. Quindi si cerca una dieta dimagrante, una dieta personalizzata, una dieta ipocalorica, una dieta disintossicante, ecc.

Molti, compreso il sottoscritto, hanno provato diverse diete, magari con rinunce, con qualche risultato, per poi ritrovarsi al punto di partenza.

La ragione di tutto questo è dovuto alla nostra mancanza di vera informazione. Non sapendo cosa può succedere durante una dieta, appena incontriamo un imprevisto non sappiamo cosa fare e spesso abbandoniamo pensando che quella dieta non fa per noi.


Il Sistema di Guarigione della Dieta Senza Muco è un libro sorprendente. E' stato pubblicato per la prima volta nel 1920 e da allora continua ad essere venduto. Oltre 80 anni di successo. E a ragione, perchè non tratta solo la descrizione degli alimenti e delle razioni come tutte le altre diete, ma porta il lettore alla comprensione delle ragioni per cui ci si ammala, cosa sono le tossine, come le accumuliamo, cosa fanno al corpo, come fare la disintossicazione, come non ripetere gli errori che ci hanno portato alla necessità di dover correre ai ripari.

Qualunque sia il motivo per cui stai cercando informazioni, sia per la cellulite, per la candida, per il muco cervicale, o per perdere un po' di chili, o solo per acquisire conoscenza, questo libro non ti deluderà.

Ricevo email da parte di chi lo ha letto, sono piene di entusiasmo, di "finalmente ho capito...", di ringraziamento per averlo reso disponibile al pubblico italiano. E' solo dal Dicembre del 2005 che abbiamo questo libro in Italiano.

SVILUPPARE I MUSCOLI CON LA FRUTTA


Sviluppare i muscoli con la frutta

Di Richard Blackman - Traduzione di Davide Leonardi

Mi stupisce sempre vedere che chi diventa fruttariano, quando inizialmente comincia a perdere il suo vecchio corpo fatto di cibi cotti e a recuperare il suo corpo da crudista, ringiovanito e più snello, si fa prendere dal panico e diventa, controvoglia, un body builder. Molti tentennano, sono ossessionati da quali cibi possono o non possono mangiare e si impongono esercizi da palestra che odiano perché pensano che il fitness sia quello. Ci sono molte più cose da fare nella vita che essere ossessionati da quali frutti si possono mangiare, e d’altra parte fare ginnastica non significa per forza andare in palestra e fare body building: ci si può allenare a corpo libero in un parco, andare a piedi a fare la spesa, fare giardinaggio, giocare coi bambini o gli animali domestici, ecc…

Dunque, niente panico. Lasciate che condivida con voi la mia esperienza… Probabilmente avete fatto lunghe ricerche su internet e a seconda delle fonti che avete trovato siete giunti a una o due conclusioni:

1.diventare fruttariano è semplicemente pericoloso o poco salutare se non mortale
che la dieta fruttariana non può essere sostenuta a lungo
Ebbene, io per mia esperienza so che:

chi non riesce nella dieta fruttariana è perché non inizia veramente, in primo luogo a causa degli effetti del processo di disintossicazione e per la paura di rinunciare ai cibi cotti.
sono pochissime le persone che si impegnano veramente per ottenere qualcosa, non solo una salute migliore.
in pochissimi comprendono realmente quanto tempo e lavoro è richiesto al proprio corpo per guarire i danni causati dai cibi cotti e ringiovanire fino al punto in cui ci si sente effettivamente meglio.
i sintomi della disintossicazione spesso assomigliano ai sintomi della malattia, secondo l’interpretazione corrente
Sistema di supporto debole
A tutto questo sia aggiunga il debole supporto che viene da quel sistema che si chiama “comunità crudista”. La maggior parte dei forum crudisti non sono di grande aiuto, o di nessun aiuto, perché tutti gli altri sono nella vostra stessa situazione. E’ come un cieco che guida un altro cieco, mentre il “guru” crudista che ha aperto il forum ignora le richieste di aiuto e vuole che tu compri i suoi prodotti “placebo crudisti”!

Quindi, a cosa porta tutto questo? Nella migliore delle ipotesi a un’idea errata dello stile di vita fruttariano. Per mia esperienza lo stile di vita fruttariano è il dono più grande che voi possiate fare a voi stessi, la cosa migliore è viverselo da soli e imparare ad ascoltare il proprio corpo, cosa che diventa più facile man mano che ci si ripulisce. La maggior parte della gente non è preparata a tutto ciò che l’eliminazione di spazzatura e tossine comporta, e pensano che significhi solo diventare più sani e più forti. Sfortunatamente non è del tutto vero.

Atleti fruttariani
Conosco tanti sportivi che diventano fruttariani pensando di fare una prova e veder cosa succede, e poi si trovano in preda a crisi di astinenza e ai sintomi della disintossicazione fino a quando ricevono il colpo di grazia non appena cominciano a perdere peso ed energia e allora interrompono, tornano ai loro rassicuranti cibi cotti e finiscono con il denigrare lo stile di vita fruttariano.

Ho visto accadere questo tante di quelle volte. Il problema è che è veramente molto difficile fare sport mentre si sta facendo una ristrutturazione completa del proprio corpo. Il mio consiglio è di riprendere a fare l’atleta una volta completato il processo di pulizia e disintossicazione, ed è allora che vedrete i risultati.

Prima di tutto
Non c’è alcun problema nell’essere un atleta fruttariano, solo che ci si aspetta un miglioramento istantaneo e ci si dimentica che il nostro corpo sta affrontando il compito titanico di riparare tutti i danni causati da anni di cibi cotti, un compito che utilizzerà la maggior parte della vostra energia per parecchio tempo. Una volta diventati fruttariani non avete più voce in capitolo: ripulire e guarire diventano la priorità per il vostro corpo, la prestazione sportiva non ha alcuna importanza.

Farsi i muscoli

Mi capitano tanti fruttariani disperati che mi chiedono come fare a “FARSI I MUSCOLI” come se quella fosse la risposta a tutti i loro problemi e l’unica ragione per cui vogliono “FARSI I MUSCOLI” è la paura di essere derisi dai loro pari e di soddisfare la propria vanità. Ora, io non dico che ci sia qualche cosa di male in questo, perché - credetemi - ci sono passato anch’io. Non è molto bello che tutti quelli con cui hai a che fare ti chiamino “secco” e in definitiva ti insultino solo perché il tuo corpo è impegnato a fare il suo mestiere e si sta liberando di tutto il grasso indesiderato, dei veleni e della ritenzione idrica accumulati negli anni per via dell’alimentazione a base di cibi cotti, raffinati e artificiali. Questa è quella che si chiama fase di transizione/disintossicazione, questa fase separa il grano dalla pula perché presenta tanti ostacoli sul piano sociale che molti non possono o non vogliono superare.

Personalmente, da quando sono fruttariano, non credo che sia naturale “FARSI I MUSCOLI”, infatti da quando sono fruttariano il mio desiderio di avere muscoli grossi e nodosi è scomparso perché non ha più senso, né alcuna attrattiva per me. Per esempio, in natura nessun carico di lavoro richiederebbe muscoli così grossi, né sarebbe paragonabile agli esercizi che intenzionalmente vengono eseguiti in palestra con grandi pesi. E ancora, qual’é stata l’ultima volta che avete visto un elefante, grosso com’è, allenarsi in palestra o fare tutto il resto per fare massa e definizione?

Ma con questo non voglio dire che sia sbagliato per qualcun altro farlo, solo che a me non interessa più.

Certo, non sono il tipo più grosso del quartiere, ma la mia resistenza e forza sono alle stelle da quando ho superato la mia fase di disintossicazione e preferisco piuttosto conservare la mia energia funzionale, la mia salute e la voglia di essere attivo, perché ho visto troppi dei miei amici ammalarsi e perdere ogni stimolo per aver fatto scelte infelici sul piano alimentare, ma sfortunatamente stare male ed essere svogliati è considerato parte della vita e molti ci convivono tranquillamente fintanto che il loro aspetto è grosso e ben pasciuto, che è così facile da ottenere con l'alimentazione americana standard (S.A.D. = Standard American Diet, praticamente la dieta onnivora, noi la chiameremmo dieta mediterranea).

Il corpo è una macchina stupefacente è farà ciò che può per adattarsi al suo carico di lavoro, e per fare ciò che è meglio per te fino a quando riesce, senza badare a come lo nutri. Solo perché diventi grosso e pieno con i cibi cotti non significa che sei più sano di chiunque altro, o che il cibo che mangi non ti danneggi a lungo termine, ma ciononostante molti vegani crudisti desiderano uno stile di vita crudista con gli standard dei cibi cotti e pensano di dover applicare le stesse regole nutrizionali, ma non è così. Per me è tutta una questione di intenzione individuale, credo fermamente che siamo in grado di fare tutto ciò che vogliano a partire da qualsiasi tipologia fisica, se abbiamo voglia di metterci il nostro impegno.

Bene dunque, tagliamo corto: sei per il crudismo, ma hai paura di sembrare un insetto appiccicoso che spunta da una crepa, quindi vuoi sapere se puoi sviluppare i muscoli, essere in carne, sexy, attrarre il sesso opposto con una dieta naturale crudista.....allora, per essere chiari ed espliciti, DANNAZIONE SI'!!!!!!

MA!!!! Solo dopo che il tuo corpo ha ultimato il suo lavoro di pulizia e autoguarigione, che è un processo molto lungo. Non vedrai alcun risultato significativo fino a quando questo processo non si sarà concluso perché perderai il grasso e l'acqua in eccesso e - sarò sincero - inizialmente ci saranno giorni in cui non sembrerai, né ti sentirai così forte, e più che verosimilmente i tuoi amici e la tua famiglia ti stuzzicheranno per farti "mangiare del cibo vero", ma dato il lavoro titanico di pulizia in cui il tuo corpo sarà impegnato, credo che una botta al ministero della vanità sia un piccolo prezzo da pagare.

Scuse
Ho sentito ogni tipo di scusa sul perché chi diventa crudista non "prende peso" o non "mette su muscoli", ma alla fine credo che siano pochi i motivi che impediscono loro di ottenere i risultati di cui hanno bisogno:

sono impazienti e non danno al loro corpo la possibilità di ultimare la pulizia/guarigione di cui necessita
ottieni solo....ciò che ci metti, e tu sei la somma finale dei tuoi sforzi.
mantengono alimenti e cibi tossici nella loro dieta, per cui il loro corpo non può completamente disintossicarsi/ripulirsi
Questo deriva semplicemente da una mancanza di cultura nella "comunità crudista" e sui "forum crudisti" molti oppositori dello stile di vita fruttariano dicono che l'unico motivo per cui sono così in gran forma è la mia buona predisposizione genetica e perché sono un nero e non c'entra nulla il fatto di aver dato al mio corpo ciò che che gli serviva per rigenerarsi o di aver costantemente fatto duro esercizio per 5 giorni alla settimana. Questo serva per dimostrare che se la gente non è capace di fare qualcosa cercherà sempre di convincerti che nemmeno tu puoi.

Allora fatemi dire, a chiunque affermi che non si possono sviluppare i muscoli con una dieta crudista/fruttariana, che HA TORTO MARCIO e che deve smetterla di cercare prove a sostegno della sua posizione, quindi o fai qualcosa a riguardo o stai zitto. Lo so, lo so, non succederà mai, ma ci si sente bene a dirlo. Quasi tutti gli oppositori che conosco non si allenano nemmeno e se si allenano non lo fanno abbastanza intensamente o costantemente perché non hanno la spinta, per cui non ottengono i risultati voluti, sono anche fermi a una mentalità S.A.D. (alimentazione americana standard): mangiare tanto dei cibi tossici di cui si vogliono liberare in versioni "crudiste da buongustaio", artificiali e unte, eppure tentano ancora di diventare crudisti. Lo so perché questo genere di persone si è rivolta a me in segreto per chiedermi aiuto sui forum crudisti molte volte, chiedendosi perché non ottengono alcun risultato.

Sviluppare i muscoli con una dieta crudista non è la stessa cosa che con un'alimentazione a base di cibi cotti, con il crudismo non hai modo di scappare e di nasconderti da nessuna parte in termini di crescita muscolare, quello che ottieni è reale e lo ottieni spingendoti ai tuoi limiti. Certo, può richiederti un po' più di tempo, ma dipende tutto dalla tua spinta e determinazione e questo spaventa molte persone perché non hanno fede nello stile di vita crudista, in loro stessi o nelle loro capacità, oltre al fatto che la maggior parte non riesce a superare la fase di disintossicazione.

Muscoli "cotti"
Con gli alimenti cotti, la crescita muscolare può essere alterata dalla ritenzione idrica, gli accumuli di grasso, per non parlare degli integratori sportivi, l'ormone della crescita e le sostanze stimolanti presenti nella carne/cibo che viene ingerito diverse volte in una giornata tipo. Per molti, rimpinzarsi fino a quando non ce la fai più, diverse volte al giorno, tutti i giorni della settimana nella speranza di gonfiarsi, o mandar giù "le mie proteine e carboidrati" è la regola quotidiana. Conosco tanti ragazzi, anche vegani che si vantano di quanto riescono a mangiare, che è una cosa tristissima perché non si rendono conto dello stress a cui sottopongono il loro apparato digerente. Io la vedo così: è come se tu facessi i piegamenti sulle ginocchia iniziando con la sola barra del bilanciere mentre ad ogni ripetizione l'istruttore ti aggiunge 10 libre. Sì, sembra facile, fino a che non arrivi al punto in cui lo stress per le tue gambe e la tua schiena è così forte che uno dei due ti abbandonerà.

IN CONCLUSIONE, CHE COSA SOSTENGO?.....Ok, permettetemi di semplificare il problema: sto dicendo che sviluppare i muscoli con una dieta naturale crudista è diverso perché per cominciare devi sbrigare alcune faccende che possono bloccare o rallentare la tua crescita per un po', ma quando tali questioni sono state affrontate e se ci metti il tuo impegno, allora la tua crescita ci riprenderà come prima, ma non arriverà magicamente come i guru sedentari crudisti vorrebbero farti credere, devi costantemente metterci il tuo impegno, come chiunque altro.

Quindi, a chiunque sia interessato all'alimentazione crudista, ma non vuole perdere ciò che pensa di avere, io dico: diventare crudista potrebbe non fare per te perché inizialmente, OH....SI' CHE NE PERDERAI....Quanto, dipende dalle scorie e dall'acqua di cui ti devi liberare e da quanto ti attiverai nel rimpiazzare i vecchi muscoli "cotti" con nuovi muscoli "crudi" durante la transizione, quindi credo che il tutto si riduca a......RACCOGLI QUANTO HAI SEMINATO......MANTIENITI IN AZIONE....

Fonte: Fruitarian Fitness

DIETA OGGI


Dimostrato Scientificamente!





Spesso quando pubblico un articolo riguardo al "Il Sistema di Guarigione della Dieta Senza Muco", inserisco un post in un forum, descrivo fatti reali, alcune persone si accendono e iniziano a inveire contro quanto scrivo e il "je t'accuse" più frequente è: "Non è dimostrato scientificamente... e quindi quello che dici sono sciocchezze...", o peggio.

Questo succede con persone che sono talmente influenzate dal "pensiero collettivo", ovvero conformate dalla programmazione dei media che non hanno più sufficiente senso critico per valutare con la propria testa la validità di una teoria o di un metodo.

Invece di verificare di persona provando con la pratica quanto viene proposto per poi osservarne i risultati, e fare un'asserzione in merito con cognizione di causa, liquidano tutto dicendo "Non è dimostrato scientificamente!".

Non è l'unico genere di situazioni in cui "Non è dimostrato scientificamente!" fa la sua comparsa.

Ci sono persone che sono ferventi sostenitori della scienza ufficialmente riconosciuta, la scienza di stato, che, privilegiata al pari della religione di stato, viene usata come riferimento dai governi per stabilire cosa deve o non deve essere applicato nei vari campi della vita e in particolare in quello della salute, in violazione del diritto costituzionale di scegliere il metodo di cura.

Molte persone sono coinvolte in interessi che possono essere messi in pericolo da evidenze riscontrate nella realtà, ma non "dimostrate scientificamente".

Le soluzioni, a parte le dovute eccezioni, che sono sempre pronto a riconoscere, della scienza ufficiale in generale, e della medicina in particolare, includendo tutti i suoi campi specialistici, dall'ortopedia alla dietetica, alla dermatologia o alla recentemente inventata "influenzologia" e altri, non hanno come missione l'eliminazione delle cause dei mali che affliggono l'umanità, ma il facilitare la convivenza con essi!

In pratica se sei zoppo, la maggior parte degli sforzi della scienza non è rivolta a far sì che tu possa riacquistare il perfetto uso dell'arto che non funziona come dovrebbe, ma nel cercare di creare la miglior stampella, con la manopola più ergonomica, con gli ammortizzatori migliori, per farti sentire il meno possibile il contraccolpo quando l'appoggi a terra e cose del genere.

Oggi sempre più persone portano gli occhiali, le "stampelle" per gli occhi. Gli occhiali costituiscono un grosso business, e in un mondo in cui il denaro è il fine che viene prima dei benefici per l'essere umano, è controproducente migliorare la vista. Quindi la scienza si indirizza al miglioramento di occhiali, lenti a contatto, si inventano teorie sul danno che i raggi del sole procurano alla vista con l'intento di far mettere gli occhiali "protettivi" a tutta la popolazione mondiale. Infatti il marketing potente dell'industria degli occhiali è riuscita a farne uno status symbol. Chissà se un domani qualcuno riuscirà a fare delle stampelle uno status symbol, vedremo in giro gente zoppicante felice di ostentare la sua stampella griffata.

L'occhio funziona come un cannocchiale, diversamente da un globo di vetro si allunga o si accorcia per mettere a fuoco l'oggetto che vuoi guardare.

La maggior parte dei difetti della vista dipende dal fatto che l'occhio rimane "bloccato" in una posizione in cui il globo oculare è oblungato o compresso a causa delle diverse tensioni che l'essere stressato mantiene nei muscoli che regolano il movimento degli occhi. Vedrà bene gli oggetti vicini e non quelli lontani e viceversa, a seconda del fatto che l'oggetto si trovi o meno nel punto in cui cade il fuoco in cui l'occhio è bloccato.

E' come usare un cannocchiale arrugginito che non puoi più regolare, puoi vedere bene solo quegli oggetti che sono dentro il fuoco in cui è bloccato.

Ora se uno si mette gli occhiali per aggiustare il fuoco, la posizione fissa in cui l'occhio è bloccato viene rafforzata, poi la situazione peggiora e occorre cambiare le lenti, sempre più "forti".

Personaggi come William Horatio Bates, l'autore del libro "Vista perfetta senza occhiali" e chi promuove il suo metodo di cura, possono essere invisi, perché metterebbero in pericolo il business degli occhiali e gli optometristi e ottici non avrebbero negozi asettici a sei vetrine se le sue "strampalate teorie" diventassero di pubblico dominio. "Le teorie di Bates non sono dimostrate scientificamente!". Ma molte persone hanno buttato via gli occhiali applicando i suoi metodi e hanno migliorato la vista. Quindi la replica che mi sorge dal cuore è : "Chi se ne frega se non è dimostrato scientificamente!" A me interessano i risultati, non dare ragione alla scienza e a chi la usa come paravento per la sua incapacità di estrapolare dati dall'osservazione diretta o perché sostenendo le "teorie scientificamente dimostrate" può giustificare il suo stile di vita errato.

Una cattiva alimentazione, come quella onnivora, continuamente promossa dai dietologi, perenni sostenitori del luogo comune: "L'uomo è onnivoro quindi bisogna mangiare un po' tutto" inevitabilmente produrrà tutta una serie di sintomi a cui poi il medico darà un nome a seconda di dove compaiono. Fra questi ci sono gli inestetismi della pelle e la sua ridotta capacità di affrontare gli agenti atmosferici e di adeguarsi all'intensità dei raggi solari.

Compaiono quindi sintomi di diverso genere, "allergie" eczemi, ecc, che alimentano l'industria delle pomate e delle creme, l'industria farmaceutica e dei cosmetici che offrono cure e protezione per difendersi dal sole, perché il cancro della pelle è sempre in agguato, dai suoi raggi UVA, per non parlare degli occhiali da sole, ma sai già dove trovare tutte queste "informazioni" sui siti rigorosamente scientifici.

Un'alimentazione scorretta, un animo pieno di risentimento, mancanza di amore per i propri simili, rinnegare la propria natura spirituale, causano tutte le serie di sintomi che la scienza chiama malattie.

Ne consegue che la Cura consiste in un'alimentazione corretta per l'essere umano, impegnarsi a contenere e infine eliminare le proprie emozioni negative, introdurre nel proprio stile di vita i principi e i valori etici e indirizzarsi verso lo studio degli aspetti spirituali dell'essere (in maniera efficace e non fuorviante in stile New Age, la globalizzazione della spiritualità assorbita dal sistema di controllo mondiale).

La scienza non ti suggerirà mai un tale indirizzo, perché è ormai da secoli asservita al potere economico. Ti suggerirà invece l'uso di farmaci e pomate e quant'altro reprimerà i sintomi di cui ti lamenti. Se i "malati" improvvisamente guarissero, immagina la catastrofe che avverrebbe nel mondo economico e che crollo avrebbero le borse di tutto il mondo.

L'erboristeria è diventata anch'essa un grande business, ci sono grandi linee di distribuzione che forniscono agli erboristi tutta una serie di prodotti confezionati per ogni serie di sintomi e in molti negozi non ci sono più i vasi di vetro con le erbe in polvere. In pratica offrono le stesse soluzioni allopatiche della medicina, mantenendo lo stesso punto di vista della soppressione dei sintomi con prodotti naturali o quasi, con nessuno o pochi effetti collaterali. Ma a parte questo, il sistema di affrontare i problemi della salute, che non può risolvere alla radice in ogni caso, è identico.

Un erborista degno di tale nome è una persona che conosce i segreti delle erbe che ti da i giusti consigli sulla corretta alimentazione e su stili di vita che ti permetteranno di rimetterti in salute, e intanto ti aiuta con le erbe a rimediare ai danni causati dagli errori passati. Se non è così non è diverso dal farmacista che se ne sta dietro al banco a distribuire medicinali, con la sola differenza che non ti vende prodotti che avvelenano.

I ricercatori dipendono dalle case farmaceutiche, dalle compagnie petrolifere, dall'industria automobilistica, dall'industria del tabacco, dall'industria alimentare per avere i fondi per le ricerche.

La quasi totalità delle ricerche sono commissionate da tali compagnie, e se vuoi essere pagato alla conclusione della ricerca, sarà meglio che i risultati siano quelli che il committente si aspetta.

Nel caso di un farmaco sarà meglio che la ricerca dimostri che funziona (che sopprime il sintomo che dovrà "curare" e che gli "effetti collaterali" risultino essere di entità che potrà essere definita trascurabile).

Gli effetti collaterali in realtà sono gli effetti principali del farmaco, sono il risultato dell'avvelenamento che il farmaco procura. Incidentalmente, quando il corpo è fortemente avvelenato, non sarà in grado di manifestare il sintomo che si vuole "curare".

Ma la ricerca dimostrerà scientificamente che quel farmaco funziona.

Quindi questo sito è ascientifico e tutto quanto trovi pubblicato in esso non è "dimostrato scientificamente" se non per pura casualità.

Molte persone hanno tratto e tuttora traggono benefici applicando quando viene trattato in questo sito, ma non è dimostrato scientificamente.

Per contro la chemioterapia è "dimostrata scientificamente" direi omologata scientificamente come metodo di cura ufficialmente riconosciuto, ma avrai visto gli scheletri che camminano, quando ancora ce la fanno, ricoperti dalla sola pelle, prodotto di tale "terapia".

La medicina dice che di cancro non si guarisce, ma c'è la terapia del dolore, che droga il "malato terminale" fino all'ultimo respiro per garantirgli che la sua morte sarà dolce, priva di dolore. Se si danno finanziamenti cospicui alla ricerca, un giorno si troverà la cura, intanto combattiamo le eresie scientifiche che guariscono senza farmaci.

Se cerchi informazioni in questo sito che siano "dimostrate scientificamente", mi spiace, sei capitato nel posto sbagliato, nel momento sbagliato, non potevi sbagliare di più.

Qui sappiamo che l'uomo non è onnivoro, che l'alimentazione è molto importante, che i farmaci non curano alcun che, che non abbiamo bisogno di deodoranti, né di creme, cremine e cremette, che gli psicofarmaci seppelliscono un essere quando il suo corpo è ancora vivo, che le vaccinazioni creano le epidemie che pretendono di debellare, che l'ADHD è una malattia inventata, ecc. e che è possibile rimanere in perfetta salute, senza che tutto questo debba essere dimostrato scientificamente.

Quando dici che in questo sito non c'è nulla di scientifico, hai perfettamente ragione. Fallo sapere a più gente che puoi, invitali a visitare il sito, te ne saranno grati.

LE PROTEINE DELLA FRUTTA

LE PROTEINE DELLA FRUTTA II tema di questo paragrafo riveste una particolare importanza nella problematica delle proteine. La sua trattazione è necessariamente complessa in quanto deve attingere a molteplici informazioni provenienti da fonti non solo assai disparate ma che possono sembrare a prima vista lontane dall'argomento trattato anche se poi si rivelano utili e convergenti in un medesimo intento. Questo motiva il ricorso alla seguente esposizione "a stelloncini", che in casi consimili è risultata essere la più conveniente per l'intelligibilità del testo. Si è cercato tuttavia di dare, al succedersi degli stelloncini, nei limiti del possibile, un ordine logico conseguenziale. Quando si parla di proteine qualificandole come uno dei cosiddetti principi alimentari, occorre sempre tener presente che tutti codesti principi partecipano assieme, alla sintesi della materia cellulare: deve prevalere, cioè una visione olistica, globale, "sinfonica", in quanto tutti i nutrienti sono interdipendenti e tutti sono egualmente indispensabili. Si può essere certi che, viceversa una visione settoriale da luogo a valutazioni errate. Del resto, tale interdipendenza è comprovata dal fatto che le proteine sono mal digerite in assenza di vitamine e che il loro metabolismo dipende da quello dei glucidi e dei lipidi, almeno in parte. Questo ci fa pensare subito al nostro cibo naturale, la frutta, dove, appunto, la coesistenza ed interdipendenza dei diversi principi alimentari da luogo ad un complesso (fitocomplesso) armonioso che rappresenta, nel contempo, l'optimum anche dal punto di vista nutrizionale. Abbiamo prima affermato che l'uomo della foresta, dove aveva vissuto per milioni di anni, dovette passare nella savana. Ora, nella foresta era fruttariano, mentre nella savana, difettando la frutta, dovette divenire carnivoro; forse l'organismo umano, adattandosi alla alimentazione carnea, assunse le caratteristiche anatomiche e fisiologiche tipiche dei carnivori? NO, conservò le caratteristiche del fruttariano. Oggi, infatti, dopo milioni di anni di innaturale alimentazione carnea, le nostre unghie non si sono trasformate in artigli, il nostro intestino non si è accorciato, i nostri canini non si sono allungati trasformandosi in zanne, il nostro succo gastrico non ha aumentato la sua originale e debole acidità tipica dei fruttariani, il fegato non ha esaltato la sua capacità antitossica, ne è scomparsa l'istintiva attrazione esercitata sull'uomo in età infantile dalla frutta e neppure è scomparsa la altrettanto istintiva repulsione esercitata dalla carne sul bambino appena svezzato. Tutti segni, questi, che le proteine eccessive che, assieme ad altre caratteristiche negative, sono presenti nella carne, pur provocando danni enormi, non sono riuscite a modificare la struttura fisiopsichica dell'uomo: ciò dimostra che l'alimentazione carnea è così estranea agli interessi nutrizionali e biologici dell'uomo che questi non riesce ad adattarvisi, pur subendo le pesanti conseguenze di un innaturale carnivorismo per lunghissimo tempo. I 22 aminoacidi (21 secondo alcuni, 23 secondo altri) esistenti negli alimenti si dividono, secondo la nutrizionistica ufficiale, in due categorie: quella dei 14 aminoacidi che possono essere prodotti (sintetizzati) dall'organismo umano e quella degli aminoacidi chiamati "essenziali" (8 o 10) che invece si ritiene non possano essere sintetizzati dall'organismo umano e pertanto dovrebbero essere assunti con gli alimenti. Lo scrivente si è più volte dichiarato contrario a tale teoria, dimostrando che gli "aminoacidi essenziali" sono un autentico "mito". Tuttavia, ammettendone pure la reale esistenza come la medicina ufficiale pretende, è legittimo formulare questa domanda, di fondamentale importanza: da dove trassero, i nostri progenitori arboricoli, gli aminoacidi oggi chiamati essenziali, ritenuti indispensabili alla vita, durante i milioni di anni in cui furono abitatori della foresta e sicuramente solo fruttariani? La risposta ad una simile domanda, non può essere che una sola, dettata dalla logica elementare e dal buon senso: evidentemente solo dalla frutta, anche se, secondo il parere di alcuni paleoantropologi, venivano probabilmente aggiunte alla frutta altre parti succulente di vegetali. E Poichè noi oggi continuiamo a possedere quelle stesse caratteristiche anatomiche, fisiologiche ed istintuali di quei nostri progenitori, dobbiamo dedurre che le proteine della frutta sono qualitativamente e quantitativamente sufficienti a garantire in modo ottimale la vita dell'uomo anche oggi. Partendo da queste e da altre considerazioni il prof. Alan Walker, antropologo della John Hopkins University, è giunto alla conclusione che la frutta non è soltanto il nostro cibo più importante, ma è l'unico al quale la specie umana è biologicamente adatta. Per comprovare tale affermazione, Walker ha studiato lungamente le stilature ed i segni lasciati, nei reperti fossili, sui denti, dato che ogni tipo di cibo lascia sui denti segni particolari; scoprì, così, che "ogni dente esaminato, appartenente agli ominidi che vissero nell'arco di tempo che va da 12 milioni di anni fa, sino alla comparsa dell'Homo erectus, presenta le striature tipiche dei mangiatori di frutta, senza eccezione alcuna". Istintivamente, quindi, i nostri progenitori mangiavano quello che la natura offriva loro, cioè la frutta matura, colorita, profumata, carnosa, dolce. Ed è facile immaginare che i nostri progenitori mangiassero la frutta spensieratamente, nulla sapendo (beati loro!) sulla quantità e sulla qualità di proteine contenute nella frutta, guidati unicamente dall'istinto... e se la passavano bene. E' chiaro che la frutta è il miglior cibo, del tutto naturale, per l'uomo e per l'intera sua vita, a cominciare dal momento in cui è in grado di masticare. Il fruttarismo dell'uomo è innato, perchè sbocciato dall'istinto, che ripetiamolo - è l'espressione genuina, perfetta, indiscutibile dei bisogni fisiologici nutrizionali delle nostre cellule; esso si manifesta anche prima della fine della lattazione, reso evidente dalla appetibilità e anche dalla avidità con le quali il bambino ancora lattante assume succhi di frutta fresca, che possono sostituire in certi casi anche il latte materno (succo d'uva, per esempio, come suggeriva Giuseppe Tallarico, medico illuminato, nella sua opera maggiore "La vita degli alimenti"). Abbiamo prima, accennato alla masticazione. Per masticare occorrono i denti ed i denti cominciano a nascere verso la fine della lattazione, cioè del peripdo in cui l'accrescimento del cucciolo umano è affidato alla suzione della secrezione lattea delle ghiandole mammarie della madre. Domanda: perchè al termine della lattazione (e anche prima) l'istinto ci orienta decisamente verso la frutta? La risposta è semplice: esiste una strettissima correlazione tra il latte, che è il primo nostro cibo, necessariamente liquido, e la frutta, cibo che succederà al latte e che ci accompagnerà, nutrendoci, per il resto della nostra vita. Esiste, quindi, iscritta biologicamente nell'atto di nascita della nostra struttura anatomica e della nostra fisiologia, una "continuità nutrizionale tra il latte materno e la frutta", per cui possiamo a giusto titolo considerare questi due alimenti i prototipi alimentari ancestrali dell'uomo. Per dimostrare quanto conclusivamente è stato detto nel precedente 'stelloncino' sulla continuità nutrizionale tra il latte materno e la frutta, bisogna tenere presente quello che ripetutamente abbiamo già affermato e cioè: 1. All'uomo non si addicono cibi ad alto contenuto proteico, che risulterebbero dannosi alla sua salute; 2. l'uomo ha un fabbisogno singolarmente modesto di proteine, come è facilmente dimostrabile esaminando il latte materno. Partiamo dall'argomento "latte materno", che funzionerà da battistrada nella dimostrazione della sua continuità nutrizionale con la frutta. E' noto che entro il sesto mese di vita extrauterina l'uomo giunge a raddoppiare il proprio peso e a triplicarlo entro il 12°, alimentandosi unicamente con il latte materno. Tutti i testi di chimica bromatologica e di fisiologia umana ci informano che il latte materno contiene 1'1,2% di proteine. Ebbene, non è proprio così, in quanto, sino a 5 giorni dopo la nascita del figlio, il latte umano contiene il 2% di proteine e questa percentuale, a partire dal 6° giorno, comincia a calare progressivamente e lentamente sino a raggiungere, dopo 3-4 settimane, 1'1,3% e, dopo 7-8 settimane, 1' 1,2%, percentuale che verrà poi mantenuta più o meno costante sino alla fine dell'allattamento. Si constata, in sostanza, un evidente e regolare decremento del contenuto proteico del nostro unico "primo alimento" a misura che il neonato si avvia, con la comparsa progressiva dei denti, ad acquisire capacità masticatorie. Raggiunta tale capacità, ha termine quel periodo, dalla nascita allo svezzamento, che costituisce indubbiamente la fase anabolica più impegnativa, più intensa e più difficile dell'intera vita umana e che superiamo, come si è visto, con un cibo (il latte materno) contenente le modeste percentuali di proteine prima indicate. Poichè la velocità di accrescimento è massima nei primissimi giorni di vita e poi via via decresce, è logico anche che la percentuale delle proteine contenute nel latte, e che costituiscono il necessario materiale di costruzione, debba seguire lo stesso andamento. L'accrescimento ponderale dell'individuo continua, come si sa, anche dopo la comparsa dei denti, per terminare tra i 21 e 24 anni, ma con una velocità estremamente ridotta rispetto a quella del lattante. E' pertanto del tutto ovvio che l'alimento che subentrerà al latte materno dovrà avere una percentuale di proteine corrispondente ai reali bisogni di proteine dell'individuo non più lattante, in linea con la decrescenza, prima comprovata, di tali bisogni proteici. Riassumendo, "il fabbisogno proteico dell'uomo è massimo nel lattante, medio nell'adolescente, minimo nell'adulto": questo ci dice il grande igienistaAttilio Romano nel suo aureo lavoro "Pregiudizi ed errori in tema di alimentazione "; su questo insiste anche il prof. Alessandro Clerici nel suo Lavoro "Come si deve mangiare". Occorre osservare: Senza alcun dubbio spetta al medico tedesco Lahmann il merito di avere, da pioniere illuminato, gettato, nel campo della dietetica umana, le basi scientifiche del fruttarismo, avendo scoperto e dimostrato che esso costituisce la innata prosecuzione naturale dell'alimentazione lattea. Ancora prima del Lahmann, un altro "grande", Max Rubner, docente di cllnica medica all'Università di Berlino, aveva richiamato l'attenzione degli studiosi suoi contemporanei (e il Lahmann colse l'importanza di tale appello) sul fatto che "la scarsezza di proteine nel latte materno è un segno distintivo della specie umana che sconfessava i paladini dei regimi ricchi di proteine". Questa è la regola che vige in natura: destinare ai diversi esseri viventi cibi che contengano i principi alimentari indispensabili, ma solo nella quantità necessaria, che deve essere considerata l'optimum per l'individuo. Tanto è vero che non possiamo nutrire un neonato umano, il cui latte contiene 1' 1,2% di proteine, con il latte per es. di mucca, che contiene il 3,5% di proteine senza determinati accorgimenti come la elementare diluizione, nel tentativo di evitare enteriti e altri malanni, anche gravi. Il corpo umano, quindi, osserva proprio questa regola, cioè la cosiddetta "legge del minimo", che a nostro parere potrebbe anche (e forse "meglio") chiamarsi "legge dell'optimum" in quanto, se l'individuo ingerisce cibi contenenti dei nutrienti in quantità eccedenti il proprio fabbisogno, tale eccesso diviene per l'organismo una vera e propria scoria tossica ed il corpo cerca in tutte le maniere di sbarazzarsene, cosa che avviene in speciale modo per le proteine, come in precedenza s'è già detto. Poichè la velocità di accrescimento dell'individuo non più lattante è decisamente inferiore a quella che aveva durante l'allattamento, è naturale ed ovvio che il contenuto proteico del primo cibo solido che l'uomo assume dopo lo svezzamento debba essere inferiore a quello del latte materno e da considerarsi l'optimum secondo la "legge del minimo". Ciò, in armonia con il reale diminuito bisogno di proteine. Ebbene, tale cibo non può essere che la frutta, che ha, appunto, in media, un contenuto proteico adeguato ai bisogni nutrizionali normali della fase successiva allo svezzamento: cioè, mediamente inferiore a quella riscontrata nel latte materno che nel periodo terminale dell'allattamento si aggira attorno all'l,2%, come si disse. A questo riguardo è interessante l'opinione del dottor Lovewisdom, uno dei più profondi studiosi dell'alimentazione naturale dell'uomo. Egli ci dice nel suo libro "L'adulto umano non ha bisogno di alimenti che contengono più dell'l % di proteine" "L'homme, le singe et le Paradis". Del resto, una volta completato l'accrescimento, il nostro fabbisogno di proteine serve solo alla sostituzione delle cellule perdute per usura, cioè al semplice mantenimento dell'equilibrio metabolico e a tale scopo la frutta acquosa è più che sufficiente. .